In Consiglio comunale a Trento non passa la revoca della cittadinanza onoraria a Mussolini

Non è passata la proposta di delibera per la revoca della cittadinanza onoraria di Trento a Benito Mussolini. Solo 30 dei 40 presenti in Consiglio comunale, dopo una discussione che si è svolta a porte chiuse, si sono espressi: 28 a favore, 2 astenuti.

Non si è fatta attendere la reazione dei sottoscrittori (Pd-Psi di Trento, Campobase, Insieme per Trento, Alleanza Verdi-Sinistra, Sì Trento,Intesa per Ianeselli, Gruppo Misto, Gruppo Onda e Prima Trento): “I sottoscrittori della proposta di delibera per la revoca della cittadinanza onoraria di Mussolini prendono atto con grande amarezza e profonda delusione che nella seduta odierna del Consiglio comunale ben 12 consiglieri, sfruttando il voto segreto e la seduta a porte chiuse, hanno scelto di non partecipare o astenersi dal voto. Una scelta che si è tentato di giustificare nei modi più disparati e fantasiosi, o addirittura evitando totalmente di intervenire per il timore di dover affrontare nel merito la questione. Ci chiediamo, in fondo, se questa posizione di una parte delle minoranze nel 2026 debba essere letta come l’incapacità di prendere le distanze da una certa narrazione del fascismo che resiste ancora oggi”.

Sul caso è arrivata anche la presa di posizione del sindaco Franco Ianeselli: “Lo dico senza mezzi termini: è una vergogna che Benito Mussolini rimanga cittadino onorario di Trento. Ed è desolante che ieri sera una parte del Consiglio comunale non abbia colto l’importanza simbolica della revoca della cittadinanza all’uomo che ha portato l’Italia sull’orlo dell’abisso”.

“Gli omicidi politici, da Matteotti ai fratelli Rosselli, il manganello, il confino e le purghe riservati agli oppositori, le leggi fascistissime che hanno soppresso ogni libertà, le leggi razziali, la sciagurata entrata in guerra accanto al Reich di Hitler, le atrocità e i massacri compiuti durante le guerre coloniali: pensavo che la lunga lista di nefandezze di cui si è macchiato Mussolini sarebbe bastata a liquidare la questione in pochi minuti”, aggiunge Ianeselli. “Non è stato così e questo è gravissimo perché si tratta di uno sfregio alla nostra storia. Ricordiamoci che il fascismo ha incarcerato Alcide De Gasperi, lo statista trentino che tutti a parole omaggiano in ogni occasione pubblica. Ma non si può stare con De Gasperi e insieme con Mussolini. Ricordiamoci che Trento è stata insignita della Medaglia d’oro per il suo contributo dato alla Resistenza, ricordiamoci il sacrificio di partigiani come Giannantonio Manci, Mario Pasi, Ancilla Marighetto e Clorinda Menguzzato”.

Sulle motivazioni espresse da chi ha votato contro o si è astenuto il sindaco è netto: “Ci è stato detto che votare per revocare la cittadinanza a Mussolini era una perdita di tempo. Obietto che, se c’era la volontà, la faccenda poteva essere risolta in pochi minuti. E ricordo che le questioni ideali non sono mai una perdita di tempo: servono anzi a chiarire quali sono i nostri valori di riferimento, aspetto tutt’altro che irrilevante nel contesto storico che stiamo vivendo. Anche evocare il pericolo di cadere nella cosiddetta cancel culture mi è sembrato pretestuoso: qui non si trattava infatti di abbattere una statua o di rimuovere un dipinto ma di revocare un’onorificenza a un uomo indegno, a un criminale, a un dittatore, a un mandante di molteplici omicidi. Ricordo tra l’altro che a sollevare la questione non è stata una parte politica, ma un organo di informazione che, dopo una ricerca d’archivio, ha chiesto giustamente al Consiglio comunale di intervenire per rimediare a un errore del secolo scorso. Ma evidentemente c’è chi nel secolo scorso continua a vivere”.

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