Un viaggio avventuroso puntellato da note brillanti. È il racconto fantastico “L’ultima missione: Project Hail Mary” di Phil Lord e Christopher Miller con Ryan Gosling, che domina la scena dalla prima all’ultima inquadratura. Una missione disperata e al contempo sorprendente di un professore di scienze a bordo di una navicella spaziale in cerca di un modo per evitare che il Sole si spenga. Tra suggestioni visive acute e da brivido, il film si direziona come racconto di evasione intelligente.
Qua e là si colgono rimandi a “2001: Odissea nello spazio” (1968) di Stanley Kubrick, ma anche a “Gravity” (2013) di Alfonso Cuarón e soprattutto al più recente “Ad Astra” (2019) di James Gray. Diretto dal duo Phil Lord e Christopher Miller – Premi Oscar per l’animazione “Spider-Man. Un nuovo universo” (2018) –, il film prende le mosse dal romanzo omonimo di Andy Weir del 2021. Protagonista nonché produttore è il divo hollywoodiano Ryan Gosling – nel cast anche l’ottima Sandra Hüller (“Anatomia di una caduta”) – che dà vita a un racconto fantastico-avventuroso giocato sui temi della solidarietà, dell’amicizia e della custodia della Creato.
La storia. Stati Uniti, Ryland Grace è un insegnante di scienze in una classe di preadolescenti, che viene arruolato per il suo talento in una missione spaziale cui partecipano molti Paesi. Si tratta di un team di ricercatori uniti dal desiderio (disperazione) di scoprire una soluzione al probabile spegnimento del Sole a causa di misteriose particelle che ne divorano l’energia. Ryland, contro la sua volontà, finisce a bordo della navicella – una missione senza ritorno – che fa rotta nelle periferie dell’universo, dove sembra esserci una stella simile al Sole immune da tale deterioramento. E durante il viaggio lo scienziato si trova faccia a faccia con una creatura aliena… Un viaggio nello Spazio sino ai confini meno noti per il bene della comunità umana. Tra coraggio e goffaggine, Ryland è un eroe “imperfetto” che si trova da solo a bordo della navicella spaziale che fa rotta verso l’ignoto; e in questa cornice apparentemente claustrofobica il film vira verso un racconto che si gioca sui valori dell’amicizia e solidarietà sul tracciato di “E.T. L’extra-terrestre” (1982) di Steven Spielberg. Ryland, infatti, nel suo “cammino della speranza” deve misurarsi con la presenza di una creatura aliena, con cui anzitutto deve avviare una forma di comunicazione. Superati timore e sospetti iniziali, tra i due si attiva una dinamica di cameratismo e solidarietà, e così diventano i protagonisti di un racconto avvincente che si muove su un binario di buoni sentimenti e note narrative brillanti, virate in chiave positiva.
“L’ultima missione” è un’opera imponente e suggestiva dal punto di vista visivo, per gli effetti speciali accurati e realistici, un racconto che però diventa metaforico giocato su valori e temi ancorati alla realtà. Qua e là qualche semplificazione di troppo in stile hollywoodiano, ma nell’insieme un valido racconto d’evasione con temi di rilievo che può unire in sala adulti e preadolescenti.