All’oratorio di Villazzano è un giovedì pomeriggio come tanti. Le porte del secondo piano sono chiuse, ma noi le apriamo per incontrare le classi di studenti che, ogni martedì e giovedì pomeriggio, frequentano la scuola d’italiano dell’associazione Baobab, attiva anche con i campeggi estivi e con il Grest.
Nella prima classe incontriamo Valentine, 26 anni, dal Burkina Faso. Accanto a lei c’è il figlio Fiorenzo, che agita le penne e disegna mentre la mamma si esercita con la lingua italiana. Sono arrivati in Trentino per un ricongiungimento familiare: il papà di Fiorenzo è in Italia da 13 anni e, dopo un periodo di lontananza così lungo, la famiglia si è finalmente riunita. “Mi sto trovando bene, a parte il freddo di quest’inverno”, sorride Valentine che, complice la conoscenza della lingua francese, dopo soli due mesi che è in Italia riesce a districarsi nel nostro labirinto linguistico. In Burkina Faso Valentine faceva la parrucchiera, ma in Trentino, dice “farei qualsiasi lavoro”. Accanto a lei c’è anche Bakur, 46 anni, georgiano. Arrivato in Italia da quattro anni e mezzo, fa l’assistente familiare, e ha iniziato a prendere lezioni di italiano per migliorare la scioltezza con cui si muove in Trentino.

Scattiamo alcune foto e li salutiamo, per poi dirigerci verso un’altra aula, dove incontriamo padre Giovanni Pross, per anni missionario in Repubblica Democratica del Congo. Il dehoniano insegna italiano a Zinou, 28 anni, originario dell’Algeria, e a Mariam, 41 anni, di origini iraniane. Il primo è arrivato in Trentino sei mesi fa, perché la sorella vive a Trento assieme al marito. Ha trovato lavoro come assistente familiare, e ha già fatto l’esame A2 di italiano. La seconda, invece, vive in Italia, dove è arrivata per lavorare al laboratorio di nanotecnologie dell’Università di Trento, da un anno e mezzo. “Quando sono partita la situazione era già difficile in Iran”, ci spiega. “La maggior parte degli iraniani sperava in un cambio di regime. Avremmo preferito che questo avvenisse senza guerra, ma penso che non sarebbe stato possibile. E adesso abbiamo bisogno di aiuto. Da parte degli Stati Uniti, certamente, ma anche da parte degli Stati dell’Unione Europea”.
La particolarità della scuola di italiano gestita dall’associazione Baobab è che risponde a bisogni diversi, oltre che a livelli diversi di conoscenza della lingua. In un’altra stanza, aiutati dalle maestre Maria Paola Villi e Giuliana Zottele, ci sono due ragazzi: Roger, 18 anni, arrivato dal Messico per un anno sabbatico, e Georgia, 16 anni, arrivata dalla Colombia insieme alla mamma. Per Roger non è la prima volta in Italia. “L’anno scorso ho passato tre mesi in Trentino, ospite di una famiglia di Villazzano”, racconta. Quella stessa famiglia lo accoglie adesso per il suo anno sabbatico, e l’ha spinto a frequentare i corsi di lingua italiana dell’associazione Baobab, partecipando anche alle sessioni “straordinarie” del martedì e del giovedì mattina. Georgia, invece, va anche ai corsi proposti dal Centro Eda (Educazione degli Adulti), e il venerdì sera, per inserirsi meglio nel contesto locale, frequenta il gruppo giovani di Povo.
“In questa scuola prestiamo molta attenzione alla persona. E, a seconda delle sue esigenze, modelliamo la nostra risposta”, spiega Anna Fossali, che assieme al marito, Franco Mantega, è l’insegnante di Valentine e Bakur. “Durante il Covid – aggiunge Franco – siamo partiti con alcune lezioni online. Abbiamo avuto come allievo anche Zane Weir, il pesista sudafricano naturalizzato italiano che è arrivato quinto alle Olimpiadi di Tokyo. A distanza di anni continua a scriverci”. Le lezioni in presenza sono iniziate invece con l’arrivo degli studenti ucraini, che piano piano, avendo trovato un lavoro o essendo tornati in Ucraina, hanno lasciato i banchi vuoti. Anche se quest’anno la presenza ai corsi – che partono a settembre ed arrivano fino a fine maggio – è diminuita rispetto agli anni precedenti, con sei classi gestite da altrettanti insegnanti, c’è sempre qualcuno che chiede di partecipare. Soprattutto dalla città, con alcune presenze anche dall’Alta Valsugana. “Da luglio a dicembre abbiamo insegnato italiano agli ospiti di Casa Maurizio, gestita dall’Associazione Amici dei Senzatetto, e quindi prevalentemente a mamme con bambini”, racconta Anna. “Il venerdì c’è anche il momento del doposcuola con due bambine del Burkina Faso che abitano a Villazzano e che sono state segnalate dalla scuola. Generalmente, però, gli alunni si iscrivono spontaneamente ai corsi di Baobab, fatta eccezione per alcuni di loro, come una signora nigeriana, che ci vengono segnalati dal Villaggio del Fanciullo”.
Che cosa spinge una persona a dedicare ore del suo tempo all’insegnamento dell’italiano? “Lo facciamo per solidarietà. Ed anche per sentirci vivi”, affermano Anna e Franco. “Ho scelto di fare l’insegnante per cercare di liberare un po’ gli altri, di dare loro libertà. Perché la lingua è libertà”, fa eco Maria Paola. E sentendo le parole via via sempre più sicure degli studenti che frequentano la scuola, dove arrivano per imparare ma anche per fare rete, anche con un semplice cappuccino, c’è da giurare che imparare una lingua sia proprio questo: riappropriarsi di un piccolo pezzo della propria libertà.