Il primo secolo di Vita Trentina in mostra al Vigilianum

La mostra “Un secolo di caratteri… e carattere” promossa per il centenario di Vita Trentina è visitabile al Polo Vigilianum a Trento in via Endrici,14 fino al 14 maggio 2026

Sono “dodici ‘quadri’ di volti, immagini e pensieri”, come dice il pannello introduttivo, a comporre la mostra dal titolo “Un secolo di caratteri… e di carattere”, realizzata in occasione dei cento anni del settimanale diocesano Vita Trentina, fondato il 23 dicembre 1926, inaugurata lunedì 13 aprile nello spazio espositivo del secondo piano del Polo culturale Vigilianum di Trento, in via Endrici 14.

Cento anni ripercorsi illustrando i principali passaggi che hanno segnato la storia della testata, la sua redazione, la comunità trentina, il mondo intero, ma anche le evoluzioni tecnologiche che hanno accompagnato il mondo della carta: dai caratteri di piombo della prima tipografia a quelli incisi sulla stampa in offset fino a quelli destinati alle piattaforme digitali.

“Migliaia di parole e di articoli scritti per informare e formare, emozionare e interrogare, dialogare e incoraggiare”, prosegue l’introduzione all’esposizione, che vuole essere “una documentazione, ma non solo. Un invito a cogliere il carattere specifico e identitario di Vita Trentina, quello impresso per cento anni nella fedeltà al Vangelo e ai cammini ecclesiali, nell’impegno per la pace e la democrazia, nel coraggio contro i totalitarismi e la tecnocrazia, nel metodo del dialogo e della denuncia, nell’apertura al mondo e ai “fratelli tutti”.

Saltano subito all’occhio, visitando l’esposizione, i tanti cimeli che la arricchiscono: le pagine ingiallite dei primi numeri fanno da contrasto ai colori delle copertine dei libri ViTrenD, il marchio editoriale a diffusione nazionale di Vita Trentina, così come la Olivetti M40, la celebre macchina per scrivere meccanica risalente agli anni ‘40 tradisce un’età molto diversa da quella dei più recenti gadget riservati agli abbonati, come l’ombrello o la pochette. Impossibile raccontare un intero secolo attraverso gli oggetti, molto complesso farlo con le parole, ma è questo il tentativo dei 12 pannelli che, come ha promesso il direttore Diego Andreatta, attraverseranno la provincia, “dove la comunità ecclesiale vive e dove c’è gente che ha bisogno anche di conoscere cos’è stata la storia di Vita Trentina”.

Per ora il viaggio è solo nel tempo e parte, appunto, quel lontano 23 dicembre 1926, data in calce al primissimo numero, uscito in realtà qualche giorno dopo a causa dei controlli imposti dalle leggi “fascistissime”. È proprio il rapporto del giornale con il regime il tema dei primi pannelli, che raccolgono curiosità (quanti sanno che inizialmente il settimanale doveva chiamarsi “Alba Trentina”?) ma anche la censura fascista, le difficoltà e le tensioni degli anni che portano alla Seconda guerra mondiale, durante la quale, con il peggiorare della situazione e la mancanza di carta, il Vita Trentina è costretta a sospendere le pubblicazioni per quasi un anno.

La rinascita dell’Italia del dopoguerra accompagna il rilancio del giornale, che racconta i preparativi del Concilio Vaticano II e i passi verso l’autonomia del Trentino sancita da Alcide De Gasperi nell’Accordo di Parigi del 5 settembre 1946.

Si arriva agli anni ‘60, con l’arrivo alla direzione di don Vittorio Cristelli, nel settembre 1967, dopo aver affiancato in redazione il fondatore mons. Giulio Delugan. Sono gli anni della contestazione, a cui seguiranno i cosiddetti “anni di piombo” e, negli anni ‘80, il XIX Sinodo diocesano.

Con la modernità è tempo quindi dell’apertura ai “nuovi” media: la radio, lo sbarco sul web, il colore che si impossessa di tutte le pagine del giornale, insieme a un’attenzione sempre maggiore ai territori, alle valli e alle minoranze linguistiche.

Infine gli ultimi pannelli che ci portano all’oggi, agli inserti periodici e a una casa editrice viva e attenta, che amplifica la voce di un giornale, come dice la mostra, dal “carattere forte e chiaro, da riscoprire e valorizzare per il prossimo futuro, tutto da scrivere”.

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