In questi giorni è la serie televisiva più vista su Netflix, e si può immaginare che lo rimarrà ancora a lungo, visto il successo ottenuto dagli episodi precedenti. La terza stagione de “La legge di Lidia Poët”, il prodotto televisivo creato da Guido Iuculano e da Davide Orsini e diretto da Matteo Rovere, chiude il racconto ispirato alla storia della prima donna italiana che riuscì ad entrare nell’Ordine degli avvocati, interpretata in maniera convincente e appassionata da Matilda De Angelis, ormai una certezza nel panorama recitativo italiano.
La terza stagione, composta da sei episodi, si apre con il ricongiungimento di Lidia e della sua migliore amica, Grazia Fontana, vittima di un matrimonio infelice e di un marito violento, dal quale cerca di scappare insieme alla figlia piccola. La fuga terminerà ben presto: Grazia, interpretata dall’attrice Liliana Bottone, viene raggiunta in casa Poët dall’uomo, che la agguanta in malo modo, aggredendola e cercando di ucciderla. Fra i due, però, è lei ad avere la meglio: pochi minuti dopo, il marito viene trovato riverso a terra da Lidia e dal fratello Enrico, mentre Grazia stringe tra le mani l’arma del delitto. Da qui si dipana il racconto, che vede l’avvocata torinese in prima linea – sempre supportata dal fratello e complice Enrico, che all’inizio però avrà qualche titubanza – nella difesa dell’amica.
Se il delitto principale rimane quello che vede coinvolta anche emotivamente Lidia, in ogni puntata gli viene affiancato un altro caso, che vede l’avvocata torinese impegnata nella difesa degli ultimi – donne, bambini e poveri -, a cui anche il personaggio realmente esistito dedicò l’intera, frastagliata esistenza professionale.
Oltre all’elemento noir, è il triangolo amoroso tra Lidia, il procuratore Pierluigi Fourneau, interpretato da Gianmarco Saurino, e il fratello della cognata, Jacopo Barberis, a cui dà volto Eduardo Scarpetta, a tenere banco. Lidia crede di aver dimenticato Jacopo, trasferitosi a Roma, ma quando questo si presenta con una nuova fiamma, una cantante di opera lirica spagnola, la gelosia prende il sopravvento e l’amore che credeva dimenticato si ripresenta.
La serie televisiva si conferma un ottimo prodotto di intrattenimento, complice anche l’affiatamento del cast di attori, capace anche di far riflettere sul ruolo delle donne nella società di fine Ottocento: da una parte Lidia che cerca di affermarsi in una professione, quella dell’avvocatura, ancora appannaggio dell’universo maschile, dall’altra l’amica, Grazia, che per proteggersi è costretta ad uccidere il marito, costringendo la giuria che dovrà giudicarla e tutta la cittadinanza a stare di fronte ad un dilemma etico: come ci poniamo nei confronti di una donna che, per difendersi, uccide? Una donna che non sottostà al canone della moglie fedele e devota, capace di sopportare tutto, anche la morte, per rimanere all’interno del patto matrimoniale? È la domanda che fa da filo conduttore a questa terza e ultima stagione de “La legge di Lidia Poët”.