Artigiani della pace nel cantiere dei fratelli tutti

La Marcia delle donne e degli uomini scalzi, a Trento l’11 settembre 2015 – Foto © Gianni Zotta

Trenta e… lode. Mentre celebriamo il trentennale del Forum trentino per la Pace e ci uniamo con questo numero speciale al suo esercizio di verifica e di rilancio, dobbiamo chiederci cosa comporterà nel prossimo futuro essere artigiani della pace.

Il richiamo del Concilio Vaticano II ad “apprestare strumenti di pace” suscitò negli anni Ottanta un vivace confronto nel Sinodo della Chiesa trentina, trovandovi una sintesi feconda: il dovere primario di operare per la pace – si legge nel capitolo 4 delle Costituzioni -, la prospettiva del bene comune, lo stile del dialogo e dell’accoglienza, l’educazione alla nonviolenza.

Non solo. Si affermava che “il servizio alla pace non può limitarsi ai singoli individui, richiede che ne venga investita la comunità” e quindi che “i responsabili delle strutture politiche hanno perciò più gravi doveri in ordine alla pace”. Possiamo vedere in questa “chiamata” delle istituzioni politiche la stessa ispirazione della legge istitutiva del Forum che fu incardinato come organo all’interno del Consiglio provinciale, portando così dentro il palazzo le istanze delle associazioni più attive. Con il rischio iniziale – ben documentato in questo numero speciale – che la pace finisse per essere delegata agli “addetti ai lavori” esterni alla politica o subisse i veti incrociati degli schieramenti partitici.

Una seconda istanza, ripresa perfino nella nuova denominazione del Forum “per la pace e per i diritti umani”, si ritrova anticipata nel capitolo 104 delle Costituzioni Sinodali: “Non si può pensare a una pace duratura, se non si garantisce a tutti gli uomini l’effettivo riconoscimento dei loro fondamentali diritti”.

Qui si avverte forte l’apertura globale che all’epoca era già fortemente sollecitata dagli stessi missionari che parteciparono a distanza al Sinodo diocesano: “è facile constatare – scrivevano – in quante regioni del mondo e in quante circostanze venga oggi negato agli uomini e alle donne il riconoscimento di quei loro diritti, e di altri ancora: come il diritto a nascere e a vivere, la libertà di coscienza e di pensiero, di espressione, la libertà religiosa, la pari dignità sociale e politica”.

Eccole, le radici della guerra, le strutture di peccato, le ingiustizie planetarie contro le quali nel nostro Trentino si erano prima levate le voci di padre Alex Zanotelli, Alex Langer, Giuliano Pontara ed Enrico Turrini e che avevano suscitato la mobilitazione dei “Beati i costruttori di pace” insieme a don Tonino Bello con don Dante Clauser, padre Fabrizio Forti e tanti volontari riuniti all’Arena di Verona. Con loro, le idee e gli scritti del nostro direttore don Vittorio Cristelli – in quegli anni lo ricordo diviso fra la redazione e le trasferte serali per parlare di pace in tante valli del Trentino -, che fu poi tra i protagonisti della “Casa per la Pace”, luogo di coordinamento sorto in occasione delle azioni non violente per fermare la Guerra nel Golfo nel 1991. Anche da lì nacque il Forum trentino, che vide don Cristelli presente fino al 2008 e potè contare sul nostro settimanale di un’attenzione costante.

“La pace non è solo assenza di guerra o contrarietà agli armamenti – scriveva don Vittorio – non è solo obiezione di coscienza al servizio e alle spese militari, ma è anche solidarietà con chi muore di fame e di debiti, di solidarietà con l’umanità minacciata dagli inquinamenti e con indios minacciati di genocidio, è solidarietà con gli stranieri sradicati e vittime dell’ostracismo sociale”. “Veramente la pace – aggiungeva il nostro direttore, citando Paolo VI e Giovanni Paolo II – è il nuovo nome della giustizia, dello sviluppo, della solidarietà”.

Attraverso il richiamo di Capodanno nelle Giornate mondiali per la Pace – animate dalla Commissione diocesana – e l’azione educativa nelle scuole e nelle parrocchie, il cantiere della pace è cresciuto in Trentino nelle molteplici dimensioni che il Forum evidenzia come piste di lavoro: promozione umana, giustizia sociale, economia solidale, rispetto e accoglienza delle diversità, dialogo fra le religioni, linguaggio non ostile, informazione democratica e, sempre di più, impegno per la salvaguardia del Creato. Sono altrettanti aspetti di quella ecologia integrale lanciata da papa Francesco sei anni fa dall’enciclica Laudato si’ e poi ripresa nella Fratelli tutti con il richiamo ultimativo a rifondare i rapporti individuali e internazionali all’insegna della fratellanza e dell’amicizia sociale.

Dal Forum del 1991 a quello del 2021, resta questa l’unica strada comune per uscire dalle “ombre di un mondo chiuso”. Anche per i cristiani che sanno che la pace (“dono di Dio affidato agli uomini”) è una delle vie sulle quali camminare con gli altri uomini, vicini e lontani, fratelli tutti.

 

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