Una zattera come casa

Una scena del film

Un film per l’estate che si annuncia, in sintonia con la chiusura delle scuole e l’inizio delle vacanze, per accompagnare i primi passi verso la sperata libertà di muoversi e, prima ancora, di essere. Un film che faccia da galleggiante e vela dentro l’orizzonte che ci attende. Quello che proponiamo è un piccolo film, travolto lui pure dall’onda lunga della pandemia, che vale la pena ripescare in dvd. Il titolo italiano, “In viaggio verso un sogno”, dice qualcosa della storia che racconta ma ne tradisce anche la natura singolare. D’altra parte come tradurre l’originale e ben più intrigante “The Peanut Butter Falcon”? Un falcone di burro di noccioline…

È questo il nome d’arte che si è scelto Zak che vorrebbe essere un eroe del wrestling, ma a 22 anni si trova a vivere in un ospizio per vecchi nella Carolina, perché non ha famiglia, ha la sindrome di down e non c’è altro che la società americana abbia in serbo per uno come lui. Ma lui non si dà per vinto e ce la mette tutta per evadere da questo triste e del tutto anticipato “rimessaggio”. Fortuna iuvat audaces… Sulla strada la sorte gli farà incontrare uno spostato che ha alle calcagna qualcuno molto meno ben disposto di chi invece è sulle sue tracce per riportarlo a casa. E le debolezze possono diventare una nuova forma di forza, se dentro c’è spazio per la cura autentica dell’altro, apertura alla sua realizzazione per quanto strampalata possa sembrare. Quello spazio, fragile e traballante come la zattera su cui i due si muovono per sottrarsi agli inseguitori e per raggiungere la Florida, può diventare accogliente e stabile fino a trasformarsi in una vera casa.

What makes a house a home? Che cosa fa di una casa una famiglia, si chiede la canzone sulle immagini finali. Quanto dobbiamo correre, chi incontrare perché ciò possa accadere? È leggera come un sogno la storia di Zak, con dentro il sapore del burro d’arachidi e l’eco dei racconti bizzarri di Mark Twain sul Mississippi, ma anche l’aspra tenerezza di quelli immersi nelle paludi della Rawlings. Il sogno è quello del protagonista che di nome fa Zak pure lui, come il personaggio che interpreta, ma con una ‘c’ in più e che, nella realtà, non desiderava fare il wrestler ma l’attore. Tyler Nilson e Michael Schwartz, i due registi, hanno dato forma a questo sogno, e con l’aiuto di attori di calibro (per tutti Shia LaBeouf perfetto nel ruolo dell’improbabile compagno di viaggio), Zack Gottsagen riesce a reggere benissimo il gioco.

E per quanto lontana e improbabile, questa storia ci riguarda tutti da vicino, perché tutti come il personaggio di Zak siamo ancora dove non vorremmo essere, consegnati in case che ci stanno strette, a sognare il ritorno a spazi liberi e naturali. Tutti in questi lunghi mesi abbiamo toccato con mano la nostra fragilità personale e quella degli altri accanto a noi. E tutti abbiamo un bisogno incredibile di evadere da vecchi schemi inadeguati e di trovare qualcosa che si possa davvero chiamare casa.

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