Lo schema è semplice e ben rodato: raccontare una città attraverso i suoi 111 luoghi più rappresentativi. Questo il format pensato dalla casa editrice Emons per le sue guide insolite delle principali città europee e italiane, che Beatrice Barzaghi, veneziana d’origine ma trentina d’adozione, ha deciso di applicare anche per Trento.
Una sfida che potrebbe sembrare proibitiva, sia per i trentini più critici, forti dello stereotipo sul fatto che a Trento non ci sia mai niente, sia per i più attenti ai dettagli della vita comunitaria, che troveranno sempre qualcosa da lasciare fuori dalla lista. E probabilmente è stato così anche per l’autrice, abile nel condensare nei suoi “111 luoghi di Trento che devi proprio scoprire” (2026, 305 pagine, 18,95 euro) molto di più di un elenco di mete curiose per i tanti turisti che ormai arrivano durante tutto l’anno.
Nel libro, lo nota facilmente chi conosce la città ma lo scoprirà ben presto anche il visitatore, c’è l’anima di Trento. O, meglio, le sue tante anime, che vivono e si esprimono nei luoghi, nelle molteplici realtà, comunità, associazioni, storie, tradizioni, culture della città. “Una città plurale pronta ad accoglierci e stupirci con un’inaspettata vivacità”, si legge nella premessa del libro, che lascia subito spazio ai 111 luoghi trentini, descritti secondo un ordine alfabetico e geografico insieme, che non fa preferenze, non stila classifiche e non segna itinerari prestabiliti.
La loro scoperta è lasciata quindi alla sensibilità del lettore, che deve farsi trovare aperto alle suggestioni dell’autrice, ben alimentate dalle vivissime fotografie di Elisa Vettori.
Dal luogo numero 1, la “villa klimtiana” nel quartiere Bolghera decorata dall’artista trentino Luigi Bonazza, ai 1600 metri di natura e cielo alle Viote del monte Bondone, il 111esimo, sono tanti gli spunti che a volte coglieranno impreparato anche il suddetto trentino attento ai dettagli cittadini. Ci sono quelli imprescindibili, il Castello del Buonconsiglio, il Duomo e la fontana del Nettuno, la piazza Fiera della disfida dei Ciusi e dei Gobj, e quelli storici come la Tridentum romana, la statua di Dante, la cappella del Simonino. C’è la natura e il verde, dai parchi cittadini ai dintorni più “selvaggi”, e ci sono i quartieri simbolo come le case a colori dei ferrovieri o la piccola Montmartre di San Martino.
Ci sono i luoghi del gusto e della socialità, Ibris, la Mal’ombra, il “bar dei gatti”, il forno sociale Migola. Ci sono, e sono davvero tanti, i luoghi della cultura, dai musei ai festival fino a qualche perla, magari piccola e meno nota. Luoghi come HarpoLab, Villa Sant’Ignazio, lo Spazio Piera, l’Atelier Benigni degli editori e tantissimi altri: sono loro a rendere viva la città di Trento ogni giorno, con il loro attivismo a volte fuori dai radar. Ma le scoperte vanno condivise, ed è questo il merito del lavoro di Beatrice Barzaghi, che con puntualità e completezza rilancia al lettore, in particolare a quello trentino, la sfida, e la bellezza, della scoperta.