Che cosa succede ad un artista quando gli viene a mancare l’ispirazione? Come vivono il processo creativo le persone che gli stanno accanto, le quali rischiano, loro malgrado, di diventare i personaggi delle sue opere? Ne parla Pedro Almodóvar, il regista di “Tutto su mia madre” e “Parla con lei”, nel suo ventiquattresimo film, “Amarga Navidad”, “Natale amaro”, che ha concorso all’ultimo Festival di Cannes. “Io il cinema non lo considero un lavoro. Dirigere, scrivere, li vivo in modo totalmente appassionato, quasi come una passione fisica”, ha raccontato il regista spagnolo ai microfoni di Rai News 24. “Nel film si vede un regista in crisi creativa, e io la vivrei esattamente allo stesso modo, come una vera agonia, perché non c’è nulla che mi interessi di più nella vita”. Il regista in questione, Raúl Rossetti, interpretato da Leonardo Sbaraglia, arriva quasi a vampirizzare le persone accanto a lui, che usa per tratteggiare i personaggi della sua ultima sceneggiatura. E la pellicola di Almodóvar si apre proprio con la storia narrata da Rossetti, che vede come protagonista Elsa – un alter ego di Raúl -, regista pubblicitaria per ripiego, perché, come spiega all’infermiera che la assiste in ospedale dopo un attacco di panico, i suoi film hanno fatto di lei una “regista di culto”, che non significa sulla cresta dell’onda, ma molto apprezzata – quasi venerata – da un pubblico ristretto. Accanto a lei c’è “Bo”, Bonifacio, vigile del fuoco e spogliarellista, che Elsa ha conosciuto proprio durante uno dei suoi strip-tease. Con il suo fare un po’ bambino, “Bo” si lascia coinvolgere da Elsa, che lo raggiunge nel dietro le quinte, a prestarsi per la pubblicità di una marca di intimo maschile. Nasce una storia d’amore tra due persone molto diverse tra loro, che s’intreccia con le crisi esistenziali di Elsa, con la crisi matrimoniale dell’amica Patricia e con il tentato suicidio di un’altra amica, Natalia. All’inizio sembra che questa sia la vera storia di “Amarga Navidad”, ma ben presto emerge la verità: Elsa, “Bo”, Patricia e Natalia non sono altro che personaggi di “fiction” che Raúl Rossetti tratteggia pescando molto dalla sua esperienza di vita e dalle persone che gli sono più vicine. Il film, che contiene tutta l’ironia e l’attenzione al dettaglio di Almodóvar, gira attorno al tema del meta-racconto cinematografico. Convincono gli attori, la regia è ben pensata, ma è un film lontano dai capolavori del regista spagnolo.