«…va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo» (Mt 13,44)

26 luglio: Domenica XVII – Tempo Ordinario A

Letture: 1 Re 3,5.7-12; Sal 118; Rm 8,28-30; Mt 13,44-52

 

Viviamo in un tempo in cui i cuori si chiudono in fretta: per paura, per stanchezza, per difesa. Le letture di oggi ci provocano proprio qui. Salomone, giovane e inesperto, avrebbe potuto chiedere tutto: potere, sicurezza, successo. E invece osa chiedere ciò che nessuno chiede più: un cuore che ascolta (1 Re 3,9). Paolo ci ricorda che è proprio in questo spazio interiore, fragile ma aperto, che Dio continua a compiere i suoi prodigi anche quando la storia sembra smentirli. Dentro l’agire umano, Dio scrive una storia “altra”: usa le stesse lettere, gli stessi eventi, e li trasforma. Per questo Paolo può dire che tutto, davvero tutto, concorre al bene di chi ama il Signore.

Il Vangelo, su cui ci soffermiamo, tratteggia questa apertura con due parabole brevi e luminose: la scoperta del tesoro nascosto e della perla preziosa. È l’inizio di un’avventura appassionante che chiede il coraggio di rischiare e la volontà di scommettere su Dio e sull’altro. Mi sembra che il testo suggerisca tre riflessioni.

La prima è la necessità di scavare, di cercare in profondità: il tesoro è nascosto, non è pubblicizzato dai social né amplificato dai “like”. Dio ama ciò che sembra insignificante: il granello di senape, il lievito nascosto, il gesto di chi dona nel segreto. Occorre guardare oltre le apparenze, credere a ciò che non è possibile verificare o controllare.

La seconda enfatizza un tema caro a Matteo: la priorità del Regno. Il contadino e il mercante sono pronti a vendere tutto per acquistare l’unica cosa che conta. Non c’è tristezza nel loro gesto, non c’è segno che la rinuncia sia dolorosa. Al contrario, c’è la gioia di chi ha finalmente trovato ciò che cercava: tutto il resto, al confronto, diventa un nulla da lasciare. Penso che questo sia il segreto del discepolato: non una morale del dovere, ma la scoperta di una bellezza che affascina e riorienta la vita. Il problema non è allora che Gesù chieda troppo; è che non abbiamo ancora “visto” il tesoro, e così restiamo attaccati a perle luccicanti ma di poco valore.

La terza è l’urgenza di questa scelta: la grazia ci raggiunge “ora”, “qui”. Non sappiamo quando la rete sarà calata in mare e il tempo a nostra disposizione sarà finito (vv. 47‑50). Per questo il testo si conclude con una domanda rivolta da Gesù ai discepoli di ogni tempo: «Avete capito tutte queste cose?» (v. 51). Rispondere «sì» impegna ognuno di noi a essere creativi. Non è la chiusura di un discorso, ma l’apertura di un cammino: dire «sì» è la soglia di un laboratorio del pensiero, dove l’ascoltatore ripercorre ciò che ha udito e lo lascia maturare.

Se nella parabola del seminatore Gesù era uscito di scena per lasciare crescere il seme, ora ritorna a raccogliere i frutti, e con la sua domanda continua a rendersi presente, cercando conferma della relazione che lo lega a chi lo ascolta. Comprendere, allora, non significa non avere più nulla da imparare, ma restare per sempre dentro questo dialogo con il Maestro. Come lo scriba, chi ha capito sa estrarre dal proprio tesoro «cose nuove e cose antiche» (v. 52): sa ridire con parole proprie quanto ha ascoltato, tradurlo nella novità del tempo che vive, fino a creare parabole nuove, parabole intrise di vita, per raccontare il Regno a chiunque lo circondi. E infine sa portare frutto: perché comprendere è agire.

Chiediamoci: ho già intravisto il tesoro nascosto nel campo della mia vita? E ciò che ho compreso del Vangelo sa farsi, nelle mie mani, parola nuova e gesto concreto?

vitaTrentina

Got Something To Say?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

vitaTrentina