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Domenica 6 gennaio in Duomo la tradizionale "Epifania dei popoli"

Un popolo che non accoglie non ha futuro

"Ospitare non è un atto di bontà o di solidarietà, è condizione necessaria per vivere: solo chi ospita l'altro gusta la vita, un popolo refrattario al profumo dell'uomo, incapace di accogliere la diversità, non ha futuro". L’omelia del vescovo Lauro nella celebrazione dell’Epifania.

Parole chiave: Epifania dei popoli (9), migrazioni (962), popoli (212), accoglienza (302), Lauro Tisi (115)

Il vescovo Lauro: “Dobbiamo provare a riscrivere la storia all'insegna dell'ospitalità e dell'inclusione"

L'Epifania dei popoli in cattedrale. Foto Panato.

"Ospitare non è un atto di bontà o di solidarietà, è condizione necessaria per vivere: solo chi ospita l'altro gusta la vita, un popolo refrattario al profumo dell'uomo, incapace di accogliere la diversità, non ha futuro".

È uno dei passaggi più forti e coinvolgenti dell'omelia offerta dall'arcivescovo Lauro durante la S. Messa celebrata in cattedrale domenica 6 gennaio, giorno in cui la Chiesa celebra la solennità dell’Epifania, la festa in cui si ricorda la manifestazione di Gesù ai tre Magi venuti dall'Oriente. Quest’anno la messa mattutina è coincisa con la tradizionale "Epifania dei popoli", ed è stata animata dai rappresentanti delle popolazioni presenti in Trentino, espressione concreta del volto di una Chiesa universale. Ad accoglierli con i loro stendardi e costumi variopinti il benvenuto caloroso di monsignor Tisi all'inizio della celebrazione: "I Magi ci ricordano che il nostro è il Dio di tutti i popoli e non può esserlo solo di alcuni: essi ci ricordano che questa eucarestia è una festa di gioia in cui è possibile fare esperienza di un Dio che è padre di ognuno".

L'Epifania è il momento in cui il Signore si rivela ai tre uomini saggi partiti da luoghi lontani, compiendo un viaggio non solo fisico ma anche interiore per riconoscere la verità dell'unico Dio. "I Magi dopo aver seguito la stella, trovano il bambino e lo adorano, Erode e tutta Gerusalemme sono turbati. Oggi - ha esordito don Lauro nell'omelia - è l'Europa a essere impaurita dall'arrivo di nuove genti mentre vede le sue culle vuote e percepisce di essere ai margini della geopolitica. Sulle ceneri delle due guerre mondiali sono state scritte pagine importanti sui diritti umani, lavorando per un'Europa unita, ora la legittimazione della violenza e dell'esclusione rischia di far svanire tutto e la pace stessa non è più custodita come un bene indispensabile".

"I Magi provarono gioia davanti al Bambino - ha proseguito don Lauro - mentre l'Europa fa fatica ad accogliere la novità; invece voi popoli siete arrivati tra noi con la forza e la bellezza della vostra sensibilità e con un modo di vivere la fede più fresco del nostro. Allora facciamoci questo regalo: entriamo insieme nella grotta, scoprendo la novità spiazzante del Dio bambino: la potenza sta nel ritrarsi, fare spazio e ospitare. L'umanità è cresciuta aprendosi a idee, culture e tradizioni diverse e dobbiamo provare a riscrivere la storia all'insegna dell'ospitalità e dell'inclusione".

Al termine della celebrazione, conclusasi con un intenso canto a cappella, i bambini sono stati invitati sull'altare per ricevere la benedizione del Vescovo, estesa a tutta l'assemblea, con una preghiera particolare per la Somalia: "Che il Signore ci dia la forza di ‘ripartire l'amore’ e ci renda capaci di cogliere la bellezza dei popoli che abitano la terra".

Un popolo che non accoglie non ha futuro
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