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Alto Adige, “modello positivo”

Dopo le elezioni anticipate di fine settembre e lunghe trattative, nei giorni a cavallo tra i due anni ha preso forma il nuovo governo austriaco a guida popolare (ÖVP). In coalizione entrano i Verdi e l’accordo di governo comprende temi caratteristici del centrodestra e altri tipici dell’ambientalismo e delle sinistre europee.

Parole chiave: Bolzano (53), Autonomia (260), Austria (120), Alto Adige (501)

Col nuovo governo austriaco non c'è più traccia di doppio passaporto. Ma l'Austria resterà “al fianco”

Dopo le elezioni anticipate di fine settembre e lunghe trattative, nei giorni a cavallo tra i due anni ha preso forma il nuovo governo austriaco a guida popolare (ÖVP). In coalizione entrano i Verdi e l’accordo di governo comprende temi caratteristici del centrodestra e altri tipici dell’ambientalismo e delle sinistre europee.

Tra gli impegni nel campo della politica estera un passo è dedicato all’autonomia altoatesina. Già il precedente governo, quello popolar-sovranista (ÖVP-Freiheitlichen), aveva dedicato spazio all’Alto Adige, spingendo però sul pedale del nazionalismo. Non solo l’“esercizio attivo della funzione di tutela per il Sudtirolo”, ma anche la doppia cittadinanza per “gli appartenenti ai gruppi etnici di lingua tedesca e ladina in Alto Adige, per i quali l’Austria esercita funzione di tutela sulla base dell’Accordo di Parigi”.

Ora di doppio passaporto non c’è più traccia. Si parla invece di “Alto Adige modello positivo” da sviluppare e di competenze perdute e da recuperare.

Il paragrafo altoatesino nell’accordo di governo si apre in una luce tutta positiva: “L’Austria continuerà anche in futuro a stare a fianco dell’Alto Adige e a svolgere la sua funzione di tutela. Cinquant’anni dopo l’approvazione del Pacchetto per l’Alto Adige, che ha posto le basi per la moderna autonomia della regione, oggi l’Alto Adige è un modello positivo per un cammino riuscito, che è partito da un conflitto, espressosi anche nella violenza, per arrivare al dialogo e agli sforzi sinceri per trovare soluzioni e una reale tutela delle minoranze”.

Il testo riprende, in certi punti alla lettera, l’intervento del presidente della Repubblica austriaca Alexander Van der Bellen a castel Tirolo, lo scorso 23 novembre: “Il Pacchetto è stato fondamentale per la moderna autonomia dell’Alto Adige – aveva sottolineato il presidente austriaco – assieme siamo riusciti a superare le forze distruttive della contrapposizione e a rendere l’Alto Adige la terra fiorente e pacifica che oggi possiamo ammirare”. “Grazie al Pacchetto – aggiungeva Van der Bellen – la politica dell’Alto Adige ha compiuto una svolta, passando dalla fase conflittuale, portata avanti anche con violenza, a quella del dialogo e dell’impegno corretto nella ricerca di soluzioni”. 

Oltre le premesse, il nuovo governo di Vienna si impegna affinché siano ripristinate “le competenze che sono andate perdute dopo la quietanza liberatoria del 1992, a meno che le limitazioni non siano da ricondursi al diritto comunitario”. Si tratta principalmente di competenze che erano state rimodulate con l’entrata in vigore della riforma costituzionale del 2001 che ha ridisegnato il Titolo V della Carta, quello dedicato alle autonomie locali. La riforma era stata approvata dal Parlamento, secondo le procedure previste, ed era poi stata ratificata da un referendum popolare. Le questioni su cui c’è stato un ritocco delle competenze, come si legge in un comunicato diffuso dalla Südtiroler Volkspartei, riguardano ad esempio l’urbanistica e il paesaggio, la previdenza, la caccia, l’artigianato e il commercio, l’ordinamento degli uffici, del personale e della protezione civile.

Assai condivisibile l’affermazione che sia “comune responsabilità di Austria e Italia garantire uno sviluppo indipendente e sviluppare ulteriormente l’autonomia in Alto Adige”, un po’ meno che questo debba avvenire solo “in stretto rapporto di consultazione con le rappresentanti e i rappresentanti dei gruppi etnici di lingua tedesca e ladina”. Una nuova occasione persa per affermare ciò che è logico, ovvero che l’autonomia provinciale e regionale può crescere e restare modello positivo per l’Europa e il mondo unicamente con il pieno coinvolgimento di tutte le sue componenti.

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