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Un autunno complicato

Il principale problema è legato ancora una volta alla legge elettorale, che si ritiene possa determinare un certo riallineamento dei partiti. Ci sono varie pressioni da parte della grande stampa e più sottotraccia da parte di vari centri dirigenti.

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Il principale problema è legato ancora una volta alla legge elettorale, che si ritiene possa determinare un certo riallineamento dei partiti

La stagione politica che va ad aprirsi, chiusa la tradizionale parentesi delle provocazioni agostane (per la verità quest’anno anche abbastanza contenute), si profila come particolarmente complicata, ma anche per vari aspetti decisiva (o almeno potrebbe esserlo).

Il principale problema è legato ancora una volta alla legge elettorale, che si ritiene possa determinare un certo riallineamento dei partiti. Ci sono varie pressioni da parte della grande stampa e più sottotraccia da parte di vari centri dirigenti perché si accetti di fare una legge sostanzialmente maggioritaria, che viene ritenuta l’unica in grado di costringere le forze politiche a darci un governo dopo le elezioni che ormai si da per scontato arriveranno fra febbraio ed aprile dell’anno prossimo. Ci permettiamo di avere qualche dubbio sull’automatismo di questa soluzione, perché un premio alle coalizioni (di questo sostanzialmente si tratta) è probabile che porti a coalizioni forzate, i cui componenti non rinuncerebbero poi a litigare fra loro. Lo si è già visto con coalizioni passate e quel che sta succedendo nel confronto interno, se così si può chiamarlo, fra le forze del centrodestra e quelle del centrosinistra è sotto gli occhi di tutti.

Comunque vada, coalizioni o liste distinte come avverrebbe con le leggi vigenti un po’ aggiustate (magari per non avere un Senato troppo diverso dalla Camera), i partiti d’ora in avanti si butteranno ad una frenetica caccia al voto, ciascuno sia promettendo tutto a tutti, sia buttandosi a delegittimare senza tanti scrupoli gli avversari. Dire che ci sarà un ulteriore rigurgito di populismo è banale: quello che già c’è basta e avanza per avvelenare la nostra vita politica.

Un aspetto non secondario della fase che si apre riguarda la designazione dei possibili candidati alla guida del governo. M5S ha di fatto già deciso (cioè lo hanno deciso Grillo e Casaleggio) che sarà Di Maio. Gli stanno costruendo l’immagine con le tecniche con cui si lancia un prodotto che vuole essere di successo: dichiarazioni fatte per cogliere gli umori dell’elettorato, incontri con la gente che conta, comparsate televisive, tour all’estero. Fa il paio con questa situazione Salvini, a cui peraltro va riconosciuto che si è costruito da sé. Nel suo partito non c’è concorrenza degna di questo nome.

Negli altri partiti che possono aspirare a designare per questo ruolo la situazione è assai opaca. Cosa farà FI non si riesce a capire. Sembra scontato che Berlusconi non possa essere in condizione per tornare direttamente in campo, ma per ora si guarda bene dall’incoronare un candidato, che peraltro deve trovare presumibilmente fuori dal partito per non accendere rivalità interne fra esponenti nessuno dei quali ha, per dirla con il linguaggio dell’ex Cavaliere il famoso “quid”.

Nel PD la situazione è confusa. A norma di statuto il candidato non potrebbe essere che il segretario, cioè Renzi, ma c’è tutto un movimento per evitare che vada così: non solo dentro il partito, ma anche nelle forze in senso lato simpatizzanti per un governo della sinistra, si cerca di far passare la tesi che Renzi sia divisivo e non in grado di formare la coalizione di sinistra necessaria per governare. Le alternative che si fanno balenare sono però, al momento, solo delle provocazioni giornalistiche. Il fatto è che la designazione delle candidature per le prossime elezioni è pesantemente condizionata dal segretario e dalla sua maggioranza: dunque un futuro presidente del consiglio diverso da Renzi si troverebbe comunque ostaggio dei parlamentari che lui ha selezionato (anche se non possiamo dimenticare che in politica le fedeltà sono volatili: leggersi un po’ di storia).

Dunque ci si può attendere una stagione di battaglie e colpi bassi in forze rilevanti per il futuro equilibrio politico. Ad essa concorreranno con tutta la spregiudicatezza possibile i vari partiti minori che combattono per la loro sopravvivenza. In un contesto del genere non c’è da aspettarsi gran che di buono nella futura attività parlamentare che dovrà misurarsi con una scadenza difficile come la prossima legge di bilancio e nella futura attività del governo che dovrà, fra il resto, misurarsi con la risistemazione della UE attesa dopo la conclusione il prossimo 24 settembre della tornata elettorale in Germania.

Un autunno complicato
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