Oggi la Parola
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Una parola per noi – Domenica 15 marzo – Terza di Quaresima anno A

Bisogno di umanità

Le situazioni cambiano, la ruota della storia gira. C’ è bisogno di trovare un colpevole che ci doni l’innocenza e un capro espiatorio su cui scaricare fallimenti che sono di tutti. Gesù, nel bellissimo Vangelo di questa terza domenica di quaresima (Gv. 4,5-42) ci invita prima di tutto a guardare dentro di noi.

Sono convinto che il modo di adorare Dio non sta nei riti ma nelle scelte di vita? Gesù è stanco e chiede aiuto. Abbiamo la tentazione di nascondere le nostre debolezze per apparire perfetti?

«Ho più paura delle persone che del coronavirus: c’è troppa discriminazione verso di noi, la cui unica “colpa” è quella di essere cinesi….» Prima la colpa era di essere africani. Oggi è anche quella di essere italiani.

Le situazioni cambiano, la ruota della storia gira. C’ è bisogno di trovare un colpevole che ci doni l’innocenza e un capro espiatorio su cui scaricare fallimenti che sono di tutti. Gesù, nel bellissimo Vangelo di questa terza domenica di quaresima (Gv. 4,5-42) ci invita prima di tutto a guardare dentro di noi. Egli sta tornando dalla Giudea in Galilea; per arrivarci attraversa la Samaria, i cui abitanti erano considerati “eretici”, perché non riconoscevano l’autorità religiosa del Tempio di Gerusalemme e della sua leadership sacerdotale.

I samaritani non erano però lontani dalla Parola di Dio (riconoscevano la Torah, i primi cinque libri della Bibbia, come gli altri Israeliti). Oggi potremmo paragonare la loro posizione a quella dei protestanti rispetto ai cattolici. Gesù compie un viaggio faticoso e giunto al pozzo di Sicar si ferma per riposare. Intanto i discepoli vanno a comprare qualcosa da mangiare. Al pozzo arriva anche una donna. E la situazione si fa complicata: Gesù, da solo, che parla con una donna, e per di più Samaritana: un maestro che si mette a dialogare con una donna dalla vita a dir poco avventurosa. Sono possibili non pochi equivoci. Chi conosce qualcosa della Bibbia, sa che il pozzo è il luogo che prepara i matrimoni: a un pozzo un servo di Abramo trova Rebecca, la futura moglie di Isacco (Gen.24), Giacobbe incontra Rachele (Gen.29) e Mosè si avvicina a Zippora (Es.2).

Succede sempre in queste narrazioni che un uomo si reca in terra straniera, presso un pozzo trova una ragazza e dopo qualche incomprensione offre da bere a lei e al suo seguito. Al pozzo di Giacobbe avviene qualcosa di paradossale. Si incontrano due persone nell’ora più calda del giorno; hanno sete: Gesù ha sete di un po’ d’acqua perché stanco, la donna ha sete di verità, di autenticità. E’ probabile che all’inizio equivochi sulla presenza e le intenzioni di Gesù. Ma ascoltando, s’accorge ben presto d’aver cercato una soluzione alla sua vita disordinata nei luoghi sbagliati, in pozzi profondi e asciutti. Con l’arrivo di Gesù è possibile per lei e per tutti cominciare un nuovo cammino. Ciascuno ha i propri idoli: tutto quello a cui non si esita a consegnare la vita (carriera, bellezza, successo, potere, ecc.) Ciascuno si vuol mettere al riparo da critiche, da ammonimenti; chiude gli orecchi per non sentire e colpevolizza un altro per illudersi di essere buono e giusto. Magari corre ogni domenica in chiesa per lodare Dio e nemmeno s’accorge che è finito il tempo in cui adorare Dio in un luogo o in un altro (Gv.4,24).

Dio ora lo si incontra nella vita: chi vive per il prossimo, chi si impegna per la giustizia, chi collabora alla crescita della terra, chi tenta di fare dei popoli una sola famiglia, costui dà gloria a Dio. Gesù relativizza chiese, riti, liturgie: dice che il centro dell’incontro con Dio è la vita, il modo di vivere. Spesso anche le nostre liturgie, curate nei canti e nelle preghiere, sembrano chiudersi in sé, non incidono sulla vita concreta, non riscaldano il cuore e non convertono la mente. Diventano irrilevanti di fronte al grande bisogno di umanità del mondo. Impariamo a guardare dentro di noi e farci trovare da un Dio che ci sta cercando.

Bisogno di umanità
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