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L'editoriale

Non è solo una crisi di governo

Questa crisi di governo – devastante come una tempesta d’agosto, anticipata peraltro da tante perturbazioni - non sarà vana, se consentirà a tutti di tracciare un giudizio netto su quanto avvenuto in questi quattordici mesi in cui Lega e Cinque Stelle sono stati costretti o, meglio, si sono costretti a governare insieme. Non sarà vana se si capirà quanto il card. Gualtiero Bassetti ha commentato nelle ore immediatamente successive allo strappo leghista dell’8 agosto ovvero che “un nuovo governo che deve nascere, di qualsiasi colore, deve fondarsi un progetto, non su un contratto”.

Parole chiave: Territorio (19022), politica (1738), crisi (413), governo (330)
Salvini e Conte

Salvini e Conte

Questa crisi di governo – devastante come una tempesta d’agosto, anticipata peraltro da tante perturbazioni - non sarà vana, se consentirà a tutti di tracciare un giudizio netto su quanto avvenuto in questi quattordici mesi in cui Lega e Cinque Stelle sono stati costretti o, meglio, si sono costretti a governare insieme.

Non sarà vana se si capirà quanto il card. Gualtiero Bassetti ha commentato nelle ore immediatamente successive allo strappo leghista dell’8 agosto ovvero che “un nuovo governo che deve nascere, di qualsiasi colore, deve fondarsi un progetto, non su un contratto”.

Tanto più se è un contratto appiccicato punto per punto, frutto di una mediazione pragmatica fra visioni su alcuni punti (vedi Tav, ambiente, giustizia…) addirittura opposte. Perché un contratto è stipulato per vincolare a lungo, ma i contraenti sanno che per convenienza può essere stracciato, quando viene violato anche in una sola delle sue parti. “Ma allora non sarà possibile scriverne un altro”, avevamo avvisato nel maggio dello scorso anno rivolgendo sinceri auguri al presidente Conte. Il quale, come l’omonimo ex ct della Nazionale, ora ha preso atto che la squadra gialloverde si è logorata e ormai irrimediabilmente spaccata. E così, dopo aver a lungo sopportato e poi stigmatizzato i comportamenti politici del capitano Matteo Salvini, alla fine gli ha ritirato a sua volta la fiducia, giudicandolo “inaffidabile” e “irresponsabile” , perché ha rivelato “scarsa sensibilità istituzionale e grave carenza di cultura costituzionale”.

Se nel giudizio di Conte (e di non pochi italiani) sono preoccupanti la ricerca del consenso attraverso i social e l’invocazione di “pieni poteri” da parte di Salvini, pesanti sono anche le distanze rispetto ai fondamenti di un progetto politico condiviso fra alleati politici. Ad esempio, la collocazione europea dell’Italia, Paese fondatore e oggi isolato, mentre la Lega protesta contro Bruxelles e persegue quel sovranismo che spaventa Papa Francesco: «Il sovranismo è un atteggiamento di isolamento – ha detto il 9 agosto in un’intervista a La Stampa - Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. “Prima noi. Noi… noi…”: sono pensieri che fanno paura. Il sovranismo è chiusura. Un paese deve essere sovrano, ma non chiuso. La sovranità va difesa, ma vanno protetti e promossi anche i rapporti con gli altri paesi, con la Comunità europea. Il sovranismo è un’esagerazione che finisce male sempre: porta alle guerre”.

I profughi che si lanciano in mare per raggiungere Lampedusa esprimono l’urgenza che i futuri governanti si diano un progetto sulla gestione dei flussi migratori ma non rifiutino il dovere di un’accoglienza rispettosa articolata poi nei quattro passaggi indicati dal Papa: ricevere, accompagnare, promuovere, integrare. Ed in questi mesi il giro di vite sui migranti – con le misure drastiche varate nel cosiddetto decreto in (Sicurezza) bis, che non andrà dimenticato – è stato condotto con una sloganistica da campagna elettorale, che purtroppo ha trovato risonanza anche in Trentino: prima nei tagli provinciali ai progetti d’integrazione, poi nel ridimensionamento della cooperazione internazionale, ora anche nell’annuncio di una revisione dei criteri dell’edilizia popolare a favore dei locali rispetto agli immigrati. Mentre il problema non è mai la cittadinanza o la provenienza, ma il bisogno reale delle persone.

E l’utilizzo dei simboli religiosi? Dal crocifisso esibito dai parlamentari al rosario di Salvini, così come la sua invocazione della Madonna a protezione di una “legge disumana” (come hanno denunciato molte realtà cattoliche) segnano una distorta visione del cattolicesimo in politica ben distante da quella di “padri” come De Gasperi, Lazzati o Dossetti.

Sotto le (cinque) stelle cadenti d’agosto viene da esprimere il desiderio che il Paese – nella direzione ispirata dal presidente Mattarella – non veda radicalizzarsi i conflitti e ricucisca progetti di bene comune, perché “ la crisi che stiamo ancora una volta attraversando, prima che di partiti, è crisi di sistema e di visione – ha scritto il card. Bassetti prima del Meeting di Rimini - Mette in luce la prevaricazione di alcuni, ma anche la debolezza di molti altri, che affrontano la responsabilità politica quasi fosse un gioco”.

Dulcis in fundo, confortano i movimenti sommersi che hanno attraversato il Trentino in questo mese d’agosto: il servizio alle comunità e al Creato sperimentato dagli scout a Lavarone, l’anelito europeo respirato alla Mariapoli focolarina in Primiero e anche le sobrie scelte personali evidenziate dalle lettere di Alcide De Gasperi rilette nella sua Valsugana.

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