Buse di Folgaria – L’ultimo imperatore d’Austria, Carlo I (1887-1922), nella sua visita al fronte sull’Alpe Cimbra si fermò il 2 maggio 1916 anche al Circolo ufficiali nella piccola frazione di Buse di Folgaria, in testa alla val d’Astico. Sulla facciata di questa casa, divenuta poi scuola elementare, lo ricorderà per sempre un vivido mosaico realizzato dall’artista perginese Bianca Bassi che è stato benedetto sabato scorso in un’intensa celebrazione. È arrivato dal Piemonte il nipote di Carlo I, l’arciduca Martino d’Austria-Este, testimone convinto dell’esemplarità cristiana del nonno; dopo aver deposto una corona di fiori nella vicina chiesetta di San Vigilio, ha ringraziato per la “sorprendente diffusione in tutt’Italia, dalla Calabria fin quassù” della devozione al Beato Carlo I. Molto si deve all’azione dell’Unione di preghiera Beato Carlo per la Pace e la Fratellanza dei Popoli (“Gebetsliga” a livello internazionale), rappresentata da aderenti venuti da tutto il Trentino con l’appassionata referente Piera Degan e il gruppo di Carzano, accompagnato dal sindaco Cesare Castelpietra.
A curare l’accoglienza è stata l’intera famiglia di Andrea Marzari – dalla madre 97enne al nipotino – che abita nell’edificio che ospitò il Beato durante una delle sue visite per confortare i soldati e prendersi cura delle loro condizioni. Comprensibile la commozione nel ricordo delle vittime della Prima guerra, “inutile strage”, che Carlo d’Asburgo non avrebbe nemmeno voluto cominciare.
La sua scelta di vita cristiana fin da ragazzo, alimentata da una forte spiritualità e vissuta anche nel ruolo di autorità politica, è stata documentata da mons. Arnaldo Morandi, vicepostulatore della Causa e assistente dell’Unione di preghiera, nel corso del convegno pomeridiano presso la Sala “Don Bottea” a Folgaria.
La giornata “Sulle tracce del Beato Carlo I”, alla quale si è fatto presente con un intervento anche l’arcivescovo Lauro impegnato in Visita sugli Altipiani, ha consentito di “svelare” alcuni aspetti poco noti, ma edificanti di questa figura (sempre in profonda unità spirituale con la moglie, l’imperatrice Zita, scomparsa nel 1989 in fama di santità e ricordata nella chiesetta di passo Vezzena), a partire dalla sua visione politica di unità fra i popoli, difesa dei diritti delle minoranze e condanna della guerra per le sue drammatiche conseguenze sui civili. “A noi amministratori il Beato Carlo lascia molti messaggi impegnativi”, ha sottolineato il sindaco di Folgaria Michael Rech, mentre il presidente della locale APT Alessandro Casti ha espresso il desiderio di valorizzare questo passaggio dell’imperatore Carlo sull’Alpe Cimbra come un richiamo di spessore etico ai villeggianti o ai turisti occasionali dell’Alpe Cimbra.
Fotoservizio di Serena Marzari