anno 95 - n° 08 - Il grazie degli ebrei
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Oltre i confini

UE, il disegno di Sassoli ispirato da Megalizzi

““Cosa sarebbe lo spazio europeo se non ci fosse l’Unione Europea?”. Con questo interrogativo retorico il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha voluto sottolineare l’impegno della nuova Fondazione Megalizzi a diffondere, e difendere, questo grande progetto di comunità di popoli nato nel dopoguerra.

Parole chiave: Territorio (20725)

Al lancio della Fondazione il presidente del Parlamento europeo punta sui giovani per un disegno di solidarietà e progresso oggi in profonda crisi

“Cosa sarebbe lo spazio europeo se non ci fosse l’Unione Europea?”. Con questo interrogativo retorico il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha voluto sottolineare l’impegno della nuova Fondazione Megalizzi a diffondere, e difendere, questo grande progetto di comunità di popoli nato nel dopoguerra. Nella sua visita a Trento, Sassoli ha in effetti attribuito un significato particolare alla Fondazione intitolata allo sfortunato Antonio Megalizzi, vittima di un terrorismo privo di senso: quello di reinterpretare per le giovani generazioni un disegno di solidarietà e progresso oggi in profonda crisi. In effetti l’Unione europea, all’atto della sua creazione all’inizio degli anni ’50, era percepita con enorme favore dalle opinioni pubbliche dell’epoca: metteva alle spalle decenni di guerre e conflitti in Europa. Questo grande favore da parte della gente premiava alle elezioni nazionali quei politici che si dichiaravano apertamente a favore dell’integrazione europea. Oggi in tempi di sovranismi e nazionalismi ciò non è più vero. Lo stesso Parlamento europeo uscito dalle elezioni del maggio dello scorso anno è, come ha avuto modo di riconoscere lo stesso Sassoli, molto più frammentato e in difficoltà a sostenere le ragioni dello stare assieme di fronte al crescente numero di forze partitiche che vorrebbero il ritorno agli stati nazionali. Ma allora, se queste sono le tendenze negative che si manifestano con sempre maggiore forza nell’Unione, che fine faranno gli spazi di libertà e di civiltà duramente conquistati in questi decenni? Dalla moneta comune al riconoscimento reciproco dei diplomi, dall’apertura delle frontiere alle politiche comuni, dalla libera circolazione delle merci alla protezione dei diritti delle persone, e così enumerando? Di tutto ciò le giovani generazioni hanno fruito con grande intensità, muovendosi e studiando ovunque nell’Unione senza barriere di alcun genere. Eppure va detto con estrema franchezza che oggi l’UE è in profonda crisi. Manca di una visione del proprio futuro che faccia ancora da collante fra i popoli europei. Le ragioni per stare uniti ci sarebbero tutte: dalla difesa dei nostri valori alla minaccia portata dalla nuova amministrazione americana di ritornare ad una politica di dazi pesanti, dalla crescente influenza della Russia sui singoli stati europei alla necessità di gestire assieme il fenomeno ormai strutturale dell’immigrazione, dalla grande sfida sulla protezione dell’ambiente alla necessità di mettere assieme risorse intellettuali e finanziarie per lo sviluppo delle nuove tecnologie digitali. Tutti impegni che hanno ben poco senso se gestiti singolarmente dai piccoli stati membri dell’Unione di fronte ai colossi americano, cinese o russo. Ma oltre a queste semplici e ovvie ragioni, all’Unione manca oggi un’anima, una visione d’assieme e una volontà di procedere nella marcia indicata dai padri nobili 70 anni fa. Di qui l’appello di Sassoli alle nuove generazioni e all’impegno di Fondazioni e gruppi come quello rappresentato da Megalizzi di affrontare questa missione a cominciare dalle scuole e da una buona e chiara informazione sul valore del disegno unitario europeo. Con una nota di ottimismo il Presidente del Parlamento europeo ha voluto sottolineare la crescente partecipazione dei giovani al processo democratico europeo. Nelle elezioni del 2014 votò solo il 28% di giovani fra i 16 e 24 anni. Nell’ultima tornata del 2019 tale percentuale è arrivata al 48%. “Si è aperta quindi una stagione importante e in questi numeri positivi si ritrova il lavoro di Antonio: il formare, l’informare, l’incuriosirsi, il fare domande.” In altre parole non arrendersi alle forze della disgregazione, ma combattere da giornalista e studioso alla reinterpretazione del processo di integrazione europea.

Gianni Bonvicini

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