Willy aveva un sogno: diventare uno chef. Sono bastati 40 secondi non solo per infrangerlo, ma per togliergli la vita. Nella notte del 6 settembre 2020, Willy Monteiro Duarte, ventunenne italiano di origine capoverdiana, fu ucciso in un brutale pestaggio mentre metteva pace tra un amico e un altro ragazzo fuori da un locale a Colleferro (Roma). L’omicidio ha scosso l’opinione pubblica italiana e la tragica vicenda è approdata sul grande schermo con il film diretto da Vincenzo Alfieri “40 secondi” (Italia, 2025), ispirato al libro omonimo della giornalista d’inchiesta Federica Angeli, edito da Baldini+Castoldi nel 2022.
La pellicola ricostruisce le 24 ore precedenti la tragedia, accaduta pochi mesi dopo il primo lockdown da Covid, e alla Festa del Cinema di Roma ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Miglior Cast per il coraggio, la sensibilità e l’impatto sociale della narrazione, mentre Enrico Borello ha ricevuto il Premio L.A.R.A. 2025 come miglior interprete. Alternando i punti di vista dei giovani coinvolti, Alfieri racconta in quattro capitoli e ritmo intenso una storia dolorosa sulla banalità del male annidato in un contesto di fragilità sociale, indagando le cause della violenza e della responsabilità collettiva.
La scena iniziale, il ritrovamento di una pecora morta, “annuncia” quella insensata di Willy per mano di chi uccide l’animale per gioco e il coetaneo senza motivo. I percorsi individuali di giovani che cercano di “affermarsi” si incroceranno, segnando i loro destini in modo irreversibile: per l’impacciato Maurizio (Francesco Gheghi) e per il superficiale Cosimo (Enrico Borello) i fratelli Bianchi sono modelli da seguire, ma rappresentano una mascolinità tossica derivante da un padre violento, e i due, sospettati di spaccio e pestaggi dalle forze dell’ordine, usano il corpo, curato e allenato come strumento di dominio, senza alcun rispetto per quello altrui: Rossella, compagna di Lorenzo, aspetta un figlio, ma lui la tradisce; Willy è solo un corpo da picchiare. Michelle aspira a qualcosa di meglio della vita di provincia e andrà a studiare all’estero, mentre Willy sfida le regole, conquistando lo stellato chef Tocai.
Il regista offre uno spaccato realistico e convincono gli esordienti, selezionati con un lungo street casting, tra i quali Justin De Vivo (Willy), il pugile Giordano Giansanti e Luca Petrini nei ruoli di Lorenzo e Federico (i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, condannati in appello il 14 marzo 2025 all’ergastolo e a 28 anni). Willy ha coltivato la qualità, che per il Prof (Sergio Rubini) “è il risultato di uno sforzo intelligente”, consapevole, mentre nei titoli di coda un frammento del processo rivela l’assenza di empatia di uno dei colpevoli, e si ricorda che per il suo gesto altruistico, il 6 ottobre 2020 il Presidente Sergio Mattarella ha conferito a Willy la Medaglia d’oro al valore civile alla memoria. Il Parlamento ha poi istituito la “Giornata nazionale del rispetto” il 20 gennaio, giorno della sua nascita, e il governo ha introdotto una misura di prevenzione, il “Daspo Willy”.