Bellissima, l’Italia

Il conduttore Fabrizio Rocca è affiancato dalle inviate Monica Rubele e Karina Marino, che si alternano ogni settimana

Luoghi dal sapore antico, dove basta guardarsi attorno per vedere la straordinarietà delle pietre di certi palazzi, scoprire il passato, ma insieme ascoltare le tante piccole storie di chi oggi ci vive e farsi raccontare: questa è “Bellissima Italia, Generazione Green” la trasmissione che va alla scoperta di borghi e di piccole città, parlando soprattutto delle meraviglie di un’Italia meno conosciuta, spesso lontana dai circuiti di quel turismo di massa che oggi è definito overtourism e che tanto fa discutere.

Qualche esempio: da Castro dei Volsci, in provincia di Frosinone, una vista magnifica, per la sua posizione detto “il balcone della Ciociaria” ad Orvieto, con il suo duomo e il quartiere medievale e ancora Ascoli Piceno rinascimentale, con le sue “Rue”, come qui sono chiamate le strade del centro storico. “Bellissima Italia” parla di questo e lo fa osservando e ascoltando quelle voci che il territorio e le sue particolarità conoscono bene: e forse sta qui la cifra più importante di questa trasmissione.

A fare da sfondo, paesaggi incantevoli, che incantano. Uno sguardo anche alle molte azioni green che nei piccoli borghi sono presenti, dentro quelle buone pratiche che rispettano l’ambiente e il paesaggio e che raccontano della rigenerazione dei luoghi e anche di progetti di agricoltura sociale. La trasmissione va in onda la domenica alle ore 14.45 su RaiDue e può essere rivista su RaiPlay. Conduce Fabrizio Rocca, giornalista, che ha presentato anche “Linea verde orizzonti”.

Nelle puntate anche visite a musei etnografici, dove poter conoscere vecchi mestieri e insieme la passione di coloro che, ancor oggi, con grande maestria li fanno rivivere, trasmettendo saperi e competenze. Si parla anche di cibo: e sono storie di prodotti locali, di tradizioni culinarie, talvolta antiche, vere eccellenze agroalimentari.

“Bellissima Italia” è una televisione fatta di tante storie, che esprimono la possibilità di un rapporto ancora diretto fra l’uomo, la natura e gli abitati, facendo rivivere la straordinarietà di quel “passo lento” che facilmente oggigiorno viene dimenticato, dentro un mondo che corre spesso troppo velocemente e in maniera frenetica.

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