“C’è Sanremo, c’è Sanremo”, recitava il jingle ripetuto allo sfinimento ad ogni pausa pubblicitaria. Avvertimento superfluo: impossibile non accorgersi che la scorsa settimana è andata in scena l’edizione numero 76 del Festival della canzone italiana, che se possibile ancora più degli altri anni ha catalizzato l’attenzione degli italiani, monopolizzando la programmazione dei canali Rai e non solo.
Festival della canzone e tradizionalmente della polemica, anche se con la prima serata, martedì 24 febbraio, Carlo Conti, all’ultima esperienza da direttore artistico e presentatore, ha provato a lasciarsi alle spalle ogni discussione, dal caso dell’autoescluso Pucci alla presenza del contestato professor Schettini, mettendo in primo piano la musica. Ed è normale che sia così, con ben trenta cantanti in gara che per forza di cose lasciano poco spazio alle divagazioni, e una lista di ospiti che in gran parte è musicale: da Olly, vincitore dell’edizione passata che ha aperto il Festival così come si era concluso il precedente, all’ospite d’onore della serata finale Andrea Bocelli.
Quando si stacca dalle canzoni in gara si prosegue con altre canzoni. Musicale anche la conduzione, con Laura Pausini altrettanto a suo agio nei panni della presentatrice, capace di trovare il giusto equilibrio con Conti e, talvolta, di tornare a vestire i panni della cantante che proprio a Sanremo, nel 1993, si fece conoscere al grande pubblico. Al loro fianco, di serata in serata, attori e attrici – spesso in promozione – e spalle comiche che, da Lillo a Nino Frassica, fino a Ubaldo Pantani con le sue imitazioni, provano a far uscire dagli schemi una conduzione semplice e lineare.
Non è facile in un Festival che per regolamento ha silenziato il dibattito sull’imminente referendum costituzionale, dove inaspettatamente la Politica con la P maiuscola la porta la signora Gianna Pratesi. Lucidissima e brillante a quasi 106 anni ricorda il suo voto per la Repubblica al referendum del 1946, quando per la prima volta poterono recarsi alle urne anche le donne. Non fa scalpore la semplicità della signora Gianna, così come non ne fanno il coro dei ragazzi dell’Anffas di La Spezia o gli atleti medagliati reduci dalle Olimpiadi assieme ad alcuni atleti paralimpici in procinto di partire per i campi di gara. E forse è un valore aggiunto se per una volta qualcosa che accade su quel palco non termina in discussioni sui social.
Quindi le canzoni, vere protagoniste, anche quest’anno scelte da Conti con il bilancino della par condicio tra i diversi generi per agganciare più pubblici possibili. Tante le proposte in gara, nessuna grande novità, con gli artisti quasi più attenti ai punti del Fantasanremo che alla competizione canora. Almeno fino alla finale, dove a spuntarla su tutti, spinto dal voto popolare, è il neomelodico Sal Da Vinci. Una doppietta per la città di Napoli, dopo l’annuncio di Stefano De Martino alla conduzione del prossimo Sanremo. Chissà se sarà tutta un’altra musica.