Nonostante il blocco economico e la grossa crisi energetica, dovuta alle limitazioni imposte dagli Stati Uniti di Trump, a Cuba è possibile girare film, e farlo bene.
Lo ha dimostrato al Teatro Sanbàpolis di Trento Luis Ernesto Doñas con il suo “Baracoa”, protagonista lunedì 19 ottobre della prima serata della rassegna cinematografica “La Rampa”, organizzata dall’associazione Filorosso. Un delicato “road movie” che intreccia emozioni e cambiamenti, con protagonista Giancarlo Giannini, nei panni di un anziano rivoluzionario italo-cubano, che lo stesso regista, presente in sala, ha introdotto al pubblico trentino.
Doñas, da cosa nasce “Baracoa”?
In tanti, in questi anni, mi hanno chiesto di raccontare Cuba. Ma Cuba è una realtà così diversa, così ricca: ci sono tante Cuba che coesistono. Io ho voluto presentare il mio Paese attraverso tre personaggi, mostrando l’essenza della cubanità, dell’identità cubana. “Baracoa” per me è l’abbraccio tra “Fragola e cioccolato” di Tomás Gutiérrez Alea e Juan Carlos Tabío, e “Il sorpasso”, di Dino Risi: due film che guardano la realtà, anche difficile, presentando sempre la dignità e la bellezza, la poesia delle cose.
Ha citato un classico del cinema cubano e uno del cinema italiano. Sono queste le principali influenze nel suo lavoro da regista?
Personalmente ho una formazione italiana, perché da piccolo ho vissuto 7 anni a Roma, dato che i miei genitori
lavoravano nell’ambasciata cubana in Italia. Anche tornando al mio Paese ho sempre portato in me un grande amore verso l’Italia e, non solo attraverso il cinema, ho sempre cercato di rafforzare il ponte culturale che unisce l’Italia e Cuba.
Come è stato girare un film a Cuba in questo periodo complesso per l’isola?
La situazione a Cuba la conoscete: adesso più che mai il mio Paese vive gravissime difficoltà. Ci sono tante problematiche, anche interne, non possiamo mentirci, ma soprattutto siamo schiacciati dall’aggressività di un bullo che viene dal Nord e che ci vuole asfissiare. La risposta del popolo cubano, come emerge anche nel film, è una resistenza, una resilienza portata avanti anche con grande creatività. Io stesso nei prossimi giorni saro a L’Avana dove curerò l’allestimento dellla Traviata. Immaginatevi quindi un Paese dove, nonostante le difficoltà, questo fine settimana va in scena “Il lago dei cigni”: ciò dimostra che si continua a fare cultura, a proiettare cultura. Tutto gira intorno alla cultura, e questa secondo me è una cosa bellissima.