La Rai nell’era della spending review

C’è la Rai servizio pubblico che lamenta la decurtazione degli introiti del canone, peraltro destinati al 50% e più a remunerare dirigenti e consulenti, e attende la convenzione con lo Stato per la ventennale concessione della “titolarità del servizio pubblico”. Ma c’è anche la Rai azienda commerciale che spera di ottenere dal ministro Padoan un’interpretazione meno restrittiva della norma che la obbliga a rispettare nei contratti con conduttori, giornalisti, artisti il limite massimo di 240.000 euro annui. Questo “tetto” è stato però approvato dal Consiglio di amministrazione Rai e i media hanno pubblicato compensi spropositati. A stabilire il limite riguardo alle aziende pubbliche e partecipate era stata una legge del 2014, ripresa per la Rai dalla L 198/10/2016. Entrerà in vigore da aprile, ma accordi con i divi TV sono già in corso e la Rai teme la fuga dei personaggi noti, garanzia di audience e di cospicue entrate pubblicitarie: a vantaggio di Mediaset e di Sky, la maggiore azienda editoriale italiana con oltre 13.000 dipendenti, sarebbe marginalizzata sul mercato multimediale.

Ma c’è un altro problema non secondario. Un’ambiziosa volontà di cambiare la Rai può entrare in collisione con interessi interni e con un mondo politico in crisi? Merita a proposito un cenno il confronto richiesto dalla Commissione parlamentare di Vigilanza, dopo averne appresa dai giornali la nomina, con la Presidente della Rai Monica Maggioni, il Direttore Generale Antonio Campo Dall’Orto, e con Carlo Verdelli, Direttore del coordinamento per l’offerta informativa.

La Commissione sosteneva il diritto di pronunciarsi sul Piano e sulle future nomine, ma le si opponeva l’esclusiva competenza in materia del CdA Rai. Quanto al Piano, Campo Dall’Orto insisteva sullo sviluppo di Web e digitale, per il quale si avvaleva della collaborazione di Milena Gabanelli e annunciava un prossimo programma di Bianca Berlinguer. Ma il 3 gennaio scorso Verdelli si dimette di fronte all’”ostilità” al Piano del Cda Rai, per quanto in riunione informale.

Sono bocciate le novità: il trasferimento del Tg2 a Milano, un Tg nazionale a Napoli per tutto “il Sud”, la fusione di RaiNews24 con il Tgr per costruire una rete informativa sul territorio e sul web, attiva 24 ore su 24, una struttura aziendale organizzata in cinque macroregioni.

Nel Piano il Cda Rai ravvisa l’intenzione di depotenziare le sedi regionali, che con i loro 800 giornalisti rappresentano “la più grande testata d’Europa”. L’Usigrai accusa i vertici dell’azienda di inadeguatezza, la sinistra del Pd di “normalizzazione politica” a sostegno dell’allora Governo. Dimessosi Verdelli, Il Direttore Generale si è assunto il compito di portare a termine il Piano, sul quale finora sembra sceso il silenzio. Va in onda, invece, il programma di approfondimento dell’attualità politica e sociale di Bianca Berlinguer, Carta Bianca, prima del Tg3 serale e martedi dalle 21.10 alle 24.

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