La vita, tra dramma e commedia

Un bambino è nella nuova gelateria vicino casa con suo padre, che non ricorda di esserci già stato. A casa il bambino gli mostra la parete che hanno riempito di fotografie, un album di ricordi vitali che racconta viaggi e momenti felici vissuti insieme. Quel bambino si chiama Mattia, ha 11 anni, vive con la sua famiglia a Concordia Sagittaria (Venezia). Quando Paolo, il papà, si ammala di una forma di Alzheimer precoce, inizia a prendersi cura di lui e “per l’amore e la cura con cui segue quotidianamente la malattia del padre”, nel 2021 Mattia Piccoli è stato nominato Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella. La sua storia di tenerezza e quella di suo papà, che ora vive in una Rsa, raccontata da Serenella Antoniazzi in “Un tempo piccolo” (Gemma Edizioni, 2020), con la seconda edizione ampliata appena uscita, ha poi ispirato il regista-sceneggiatore Alessandro Aronadio, che l’ha portata sul grande schermo con “Per te” (Italia, 2025). Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, il film narra una famiglia che resta unita, i legami familiari come ancora di salvezza e il rapporto unico che nasce tra Mattia (Javier Leoni), che diventa padre di suo papà, e Paolo (Edoardo Leo), quarantenne che sta iniziando a perdere la memoria.

La pellicola racconta la loro vita quotidiana con delicatezza, fra commedia e dramma, e il regista mostra soprattutto il “prima” e come l’uomo affronta la diagnosi con se stesso, fissando “appunti per il me smemorato del futuro”, e con la moglie Michela (Teresa Saponangelo), che lo sprona a parlare con Mattia. Un doloroso cammino a tappe in cui Paolo, simile ad un personaggio da film muto anni Venti che deve trovare le parole per il “non-detto”, si aprirà con il bambino grazie ad un film mitico come “Rocky”, visto insieme durante una visita al fratello Nicola, nella casa dei genitori, riallacciando il rapporto con lui. In questo modo, permetterà a Mattia, che già aveva notato le stranezze di un padre che gli insegna a radersi, a guidare, a fare la cravatta e i ravioli in casa, di esprimere la sua paura. Edoardo Leo, anche produttore – la nonna paterna è morta a 55 anni a causa dell’Alzheimer -, interpreta Paolo con misura e credibilità, ben affiancato dalla vivacità di Saponangelo e dalla spontaneità di Leoni: “C’è un limbo, uno spazio grande vuoto e sto lì”, ma Michela è pronta a vivere con ironia anche questa consapevolezza, e la mano di Mattia che accarezza quella del padre è un dire che non sarà mai solo. Il film è rispettoso, diverte e commuove, ha un’ottima colonna sonora, e “Per te” non è una “dichiarazione” a senso unico: Mattia diventa “custode” del padre, che gli insegna molte cose, e Michela rappresenta tutti i caregiver che assicurano assistenza continua, non retribuita, sperimentando solitudine e isolamento, tema non trattato nella pellicola ma di urgente attualità.

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