Merz eletto cancelliere: la Germania è ritornata

Friedrich Merz, presidente dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU) della Germania (Foto ANSA/SIR)

Un martedì davvero scioccante per la Germania e l’intera Europa: nella prima elezione del mattino il candidato Friedrich Merz è stato respinto dai voti del Bundestag. Solo con un colpo di coda e di coraggio, nel pomeriggio dello stesso giorno si è arrivati alla sospirata maggioranza. Mai successo nella storia parlamentare tedesca dalla fine della guerra ad oggi. Ci saranno giorni per cercare di scoprire le ragioni che hanno spinto i “franchi tiratori” a bocciare Merz nella prima tornata.

Per noi italiani l’unica consolazione è di constatare che anche in Germania la disciplina di partito non sempre funziona. Ma è una ben piccola consolazione. In ogni caso, per nostra fortuna, la Germania è ritornata. Era un po’ di tempo che il nostro grande vicino latitava dalle scene europee. Già con il precedente cancelliere Olav Scholz, socialdemocratico, le cose si erano messe male e l’economia tedesca da un paio d’anni dava segnali preoccupanti di recessione. Perfino il suo settore trainante, quello automobilistico, era stato costretto a ridimensionarsi. La sua fabbrica simbolo, la Volkswagen, aveva dovuto chiudere qualche stabilimento. Una pessima notizia anche per l’Italia, soprattutto quella del Nord Est, il cui indotto molto dipende dal traino delle politiche industriali tedesche. D’altronde la guerra in Ucraina e la rottura dei rapporti con Mosca sui rifornimenti a buon prezzo del gas russo non potevano portare a risultati diversi. Il debolissimo cancelliere Scholz, che aveva preso nelle proprie mani la pesante eredità di Angela Merkel, doveva gettare anzitempo la spugna anche per le sue incertezze nell’appoggio militare all’Ucraina. La prospettiva, poi avveratasi, di un ritorno di Trump alla Casa Bianca non faceva altro che approfondire la crisi di fiducia nei confronti del cancelliere socialdemocratico. Le elezioni anticipate, cosa assai rara nel solido sistema partitico tedesco, aprivano quindi la strada al nuovo leader Merz, rappresentante dei cristiano democratici.

Finalmente, dopo una non facile trattativa fra cristiano democratici e socialdemocratici per fissare un programma comune, ecco quindi il passaggio ufficiale di consegne fra Scholz e Merz sulla base di una “grosse koalition” rovesciata, con i democratici a capo e i socialdemocratici in posizione subordinata.

Le sfide che attendono il neo cancelliere sono enormi. Per di più, l’inaspettato incidente della sua contestata elezione rendono ancora più debole la sua figura e credibilità, proprio nel momento di massima debolezza della Germania e del traumatico mutamento del quadro internazionale. È evidente che il suo compito principale sarà quello di rilanciare l’economia tedesca. Proprio con questo obiettivo, ancora prima di essere eletto cancelliere, Merz era riuscito a convincere Scholz ad allentare i freni sul debito pubblico. Ne era conseguita una rapidissima riforma costituzionale che eliminava il limite dello 0.35 del Pil per fare deficit. Mossa certamente utile per il Paese, ma anche una delle probabili ragioni che hanno indotto qualche parlamentare conservatore a votare contro Merz per questo suo grande voltafaccia. In effetti Merz passava per uno dei falchi più convinti ad evitare debito: insomma uno dei rappresentati di quei Paesi “frugali” che bloccano il ricorso agli eurobond come sperimentato per una sola volta nella storia dell’UE con il “Next Generation EU” (il nostro Pnrr) del dopo Covid. Tuttavia la recessione tedesca non permette al nuovo esecutivo di continuare a tenere fermi i limiti del debito. Vediamo se questo radicale mutamento di politica economica nazionale avrà analoghi sviluppi anche a livello di Bruxelles, ove la necessità di nuovi eurobond è molto sentita.

Il secondo grave problema interno tedesco è la vicenda che riguarda il partito di estrema destra AfD. Ormai i neo-nazisti sono il secondo partito nel Bundestag, con ben 152 seggi su 630 membri. Ma in questi ultimi giorni è piombato sul tavolo della politica tedesca un lungo rapporto dei servizi di sicurezza interna che definisce l’AfD come partito estremista di destra anticostituzionale. Ciò complicherà enormemente il compito di Merz che dovrà riuscire a riconquistare l’elettorato nell’est del Paese, dove l’AfD ormai domina, tanto da fare dichiarare impropriamente al vicepresidente americano J.D. Vance che si è ricreata una cortina di ferro all’interno della Germania. Il pesante intervento degli Usa nella politica interna sarà un ulteriore problema per Merz. I rapporti con l’amministrazione americana si sono infatti enormemente deteriorati dopo il ritorno di Trump e le numerose interferenze Usa durante la campagna elettorale a favore della AfD.

È anche in questo caso paradossale che un fervente filoamericano come Merz sia oggi costretto a dichiarare ad alta voce la necessità di indipendenza militare e strategica dagli Usa e dalla Nato. Anche questa rappresenta una svolta inaspettata nella politica estera della Germania. Essa tuttavia potrà avere il pregio di avvicinarla alle posizioni della Francia di Macron, che da tempo predica l’autonomia strategica dell’UE. In effetti i primi appuntamenti all’estero di Merz saranno in Francia e in Polonia, il cosiddetto triangolo di Weimar, oggi più che mai impegnato a respingere l’espansionismo della Russia e a contenere le pretese commerciali e politiche di Trump.

C’è solo da sperare che l’Italia non rimanga al margine di questo emergente nucleo di sicurezza europea.

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