Norimberga, il film per l’80º anniversario del processo

Quest’anno ricorre l’80º anniversario del famoso processo di Norimberga (1945- 46) e la vicenda del Tribunale militare internazionale istituito, il primo nella storia, da Gran Bretagna, Usa, Francia e Urss per accusare di crimini di guerra e contro l’umanità 22 leader nazisti e accertare le responsabilità personali viene riletta in “Norimberga”, film sceneggiato, diretto e co-prodotto da James Vanderbilt ispirandosi al romanzo “Il nazista e lo psichiatra” (2013) di Jack El-Hai, edito da Solferino a fine 2025.

Il valido film si dipana su due piani narrativi: nella prima parte indaga il rapporto che si instaura tra Hermann Göring, potente gerarca nazista, ex secondo in comando di Hitler, interpretato dall’ingrassato e ben in parte premio Oscar Russell Crowe, e lo psichiatra dell’esercito americano capitano Douglas Kelley (Rami Malek, premio Oscar nel 2019 per il Freddy Mercury di “Bohemian Rapsody”), seguendo in parallelo le tappe che portano all’istituzione del neo-Tribunale in Germania, mentre nella seconda i protagonisti sono gli accusatori: il giudice Robert Jackson e l’avvocato inglese sir David Maxwell Fyfe. Nello spazio angusto della cella di una prigione militare segreta in Lussemburgo si instaura un intenso duello psicologico tra Göring e Kelley, che subisce il fascino di un uomo narcisista e manipolatore.

Lo psichiatra raccoglie appunti sui suoi incontri con il gerarca e gli altri detenuti per capire, come dice al sergente Howard Triest, interprete la cui storia verrà svelata quasi alla fine, cosa distingue questi uomini dal resto dell’umanità. Uomini capaci di violenze inconcepibili come quelle commesse nei campi di concentramento, sempre negate da Göring, svelate al mondo durante il processo attraverso i drammatici filmati girati dagli Alleati ma spingerlo oltre è l’ambizione di scrivere un libro. Davanti all’interpretazione maestosa di Crowe, solida anche in una fisicità incrollabile, quella di Malek non appare all’altezza dello spessore richiesto dall’ambiguità di un personaggio che, nel ruolo assegnatogli dalla Storia, troppo coinvolto poi soccomberà. Ambiguità che, in una breve scena, il regista assegna anche alla Chiesa di papa Pio XII nei confronti del nazismo.

Kelley pubblicherà il suo libro-rivelazione, “22 Celle a Norimberga”, affermando che uomini intelligenti e spietati animati unicamente dalla brama di potere possono dare vita ovunque a regimi come quello nazista, ma nel 1958 si suiciderà ingerendo cianuro come aveva fatto Göring poco prima della sua esecuzione.

In un’epoca lacerata da guerre e genocidi, la “banalità del male” interroga ancora e con la progressiva scomparsa dei testimoni diretti dei campi di concentramento, la responsabilità di fare memoria è ancora più necessaria, soprattutto in un presente in cui il diritto internazionale viene violato impunemente e domina la legge del più forte.

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