Ci sono film che catturano l’attenzione dello spettatore per esplosioni improbabili, film che intrattengono per storie d’amore impossibili e altri che giocano sulla sospensione dell’incredulità in modo spiccato. E poi c’è “Rental Family – Nelle vite degli altri”, l’ultima fatica della regista giapponese Hikari: un comfort movie che preferisce il sussurro al grido, scavando nelle pieghe della solitudine moderna.
La storia ruota attorno a Philip (Brendan Fraser), un attore americano che da sette anni vive in Giappone, trovando lavoro però solamente in ruoli minori e pubblicità di scarso rilievo. La svolta nella sua vita arriva quando entra in contatto con l’agenzia “Rental Family”, che offre figuranti a noleggio per “donare”, seppur a pagamento, qualche momento di gioia a chi decide di appellarsi ai loro servizi. Da chi ha bisogno di un finto marito per non sfigurare a un evento sociale, a chi necessita di qualcuno che si scusi con la moglie per le proprie mancanze, Philip si ritrova ad interpretare i sogni degli altri: inizialmente titubante, a poco a poco scoprirà la forza salvifica di questo mestiere e di quanto a volte basti davvero poco per rendere qualcuno felice, anche se per brevi istanti.
Fino a quel momento, infatti, Philip è sempre stato un semplice spettatore: un viandante in un mondo che non gli appartiene, dove osserva dalla finestra del suo miniappartamento le vite degli altri, sentendosi un perfetto sconosciuto, persino a se stesso. All’inizio del film non capisce come la finzione possa generare sentimenti autentici.
Tuttavia, la spiritualità qui gioca un ruolo importante dando una risposta semplice quanto impattante. Come spiegava il personaggio di Noah Wyle in The Librarian (2004), il nome di Dio è “io”, un concetto di presenza e consapevolezza che Philip incontrerà al termine del suo cammino. Capirà che interpretare un ruolo per gli altri è, paradossalmente, il modo più diretto per smettere di guardare dalla finestra e tornare a essere il protagonista della propria esistenza.
Brendan Fraser torna protagonista assoluto dopo l’Oscar per The Whale. Entrato nelle grazie del pubblico per aver interpretato l’eroico Rick O’Connel nella serie de La Mummia, l’attore conferma una maturità espressiva che non può non commuovere. In Rental Family, la sua fisicità imponente ma fragile diventa lo specchio perfetto per una storia che è davvero una carezza al cuore.