Nel bene o nel male, restano Benigni, Ferragni e Blanco, la mattina dopo la prima serata del settantatreesimo Festival di Sanremo, il quarto della gestione Amadeus. L’importante è che se ne parli, e sono loro, quindi, a prendersi i titoli dei giornali, a monopolizzare le tendenze sui social, addirittura a stimolare i commenti di politici dalla lingua lunga, in un Festival che, come ormai da consuetudine, punta più sullo spettacolo che sulla musica.
La ricetta funziona, e lo sa bene Amadeus, che fa registrare l’ennesimo record, con oltre 10 milioni di telespettatori e il 62,4% di share, nonostante la sempre troppa pubblicità e la solita durata da nottambuli, con la puntata che finisce dopo l’una e mezza. L’importante è che se ne parli, così il rapper Blanco, vincitore della scorsa edizione, esce tra gli ululati del pubblico dopo aver sfasciato i fiori e le scenografie dell’Ariston in un impeto di rabbia per un problema tecnico, mentre l’influencer Ferragni, reinventata conduttrice televisiva, con una serie di abiti-messaggio, raccoglie applausi portando sul palco i temi del sessismo e dell’accettazione del corpo femminile.
Una vera standing ovation la conquista, in apertura di serata, Roberto Benigni, capace di emozionare persino il presidente della Repubblica Mattarella, presente a teatro, con un monologo sulla Costituzione, paragonata dal comico toscano a un’opera d’arte, “dalla forza evocativa e rivoluzionaria”. “Canta la libertà e la dignità dell’uomo, dopo i vent’anni del fascismo in cui non si poteva pensare liberamente”, dice Benigni, che cita i padri costituenti, De Gasperi, Pertini, Iotti, e Bernardo Mattarella, padre di Sergio, quindi torna all’attualità della guerra, con l’Articolo 11: “È come una scultura: ‘l’Italia ripudia la guerra’. Se lo avessero adottato tutte le altre costituzioni vivremmo in un mondo di pace”.
A fare da collante – tra risate e momenti seriosi, ospiti più o meno noti e collegamenti dagli improvvisati palchi degli sponsor – le canzoni in gara, che scorrono una dopo l’altra senza troppe sorprese, e il giorno dopo confermano Marco Mengoni, Giorgia e Elodie nel ruolo di favoritissimi di un cast decisamente eterogeneo. Amadeus, invece, si conferma abile direttore artistico nel rappresentare tutti i gusti e le fasce d’età, dalle “vecchie glorie” come i Cugini di Campagna, per la prima volta a Sanremo in 53 anni di carriera, fino ai giovanissimi come Ariete e Gianmaria, riconquistando fette di pubblico che si credevano ormai perdute.
Gioca tanto sull’età anche Gianni Morandi: a Sanremo è di casa e lo dimostra la scioltezza con cui interpreta il ruolo di co-conduttore, ironizzando sulle sue partecipazioni passate (la prima risale al 1972) e sulla mole di canzoni interpretate in una carriera infinita. È lui quest’anno a fare da spalla, e da stampella, ad Amadeus, in mancanza di Fiorello, che però non manca di farsi vivo con incursioni in collegamento, e – per gli insonni – va avanti fino a notte fonda animando il suo inedito ‘dopofestival’.