Tante storie per affrontare l’Alzheimer, Aakeson tratta la malattia con delicatezza

“C ’era una volta … “ così iniziano le fiabe che tutti i bambini amano sentire e che tutte le nonne amano raccontare. Quattro parole che aprono un mondo.

Sono anche le quattro parole che mettono in comunicazione il mondo della ragazzina protagonista di Questa mia nonna (Beisler; età 10+, per tutti) e quello della sua nonna che da qualche tempo non è più la stessa.

La nonna c’è, c’è sempre stata, e profuma ancora di cannella e sapone, come quando viveva con il nonno e i loro due cani.

Adesso, però, quella vita è finita e lei non sa più fare quasi nulla di ciò che faceva. Restano solo le storie che ancora racconta alla sua nipotina. Basta che questa pronunci “C’era una volta…“ e l’anziana signora inizia a narrare.

Kim Fupz Aakeson ha scelto il mondo delle storie per raccontare l’evoluzione della malattia dell’Alzheimer che ha colpito l’anziana e che pian piano la sta rubando a se stessa e alla sua famiglia. Una storia di disarmante onestà: un giorno la nonna comincia a perdere la memoria, poi smette di guidare, di andare in bici… Poi è costretta ad andare in una casa di cura. Qui il suo mondo implode, si sente infelice e non riconosce più nessuno. Si fida solo di sua nipote e del loro mondo fatto di parole e di storie piene di boschi, lupi, draghi e troll, castelli, principi e principesse. E, in mezzo a tutto ciò, nonna e nipote vivono sprazzi di memoria, frammenti di quel passato che le apparteneva.

Non è facile spiegare ai bambini l’Alzheimer, neanche gli adulti riescono facilmente ad affrontarlo. Questa storia lo fa con intelligenza e delicatezza, senza pietismi né didascalismi. Questo è un libro speciale, commovente e potente che mostra come ci si sente davanti ad un nonno che invecchia e cambia, mentre la sua memoria e la sua agilità svaniscono. Ma anche come si sente l’anziano che pian piano si vede incapace di fare e dire ciò che ha sempre fatto.

Un libro vero, da leggere non solo con o per i bambini.

Un libro che non lascia indifferenti. Di fronte alla malattia non bastano le risposte della medicina, servono anche quelle dell’amore e della narrazione per tenere vive le relazioni e il contatto con i propri cari.

Inconfondibili le illustrazioni che accompagnano questa storia.

La tecnica di Stian Hole è unica: fotografia, disegno e collage insieme per dar vita a immagini quasi surreali, ma molto ricche ed eloquenti, perfette per storie forti come questa.

vitaTrentina

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