Nel centenario della fine della Grande Guerra per la prima volta nella storia delle penne nere è stata scelta come simbolo dell'adunata la colomba, richiamo universale alla pace. Commenta ai microfoni della radio diocesana lo storico Giuseppe Ferrandi, direttore del Museo Storico di Trento: “L'appuntamento è stato collocato a Trento come forte riferimento al centenario del 1918, alla data di conclusione della Prima Guerra mondiale con l'entrata a Trento e Trieste. Possiamo però dire che l'adunata è riuscita a trasmettere valori e riferimenti non tanto alla vittoria ma al rilievo che la Grande Guerra ha nella memoria del nostro Paese. Un'adunata – come bene hanno spiegato gli organizzatori – all'insegna più della commemorazione della Guerra che della celebrazione , più del ricordo della Guerra che della celebrazione della vittoria”.
Ferrandi, può essere anche occasione di riconciliazione in memoria del sacrificio di tutti i trentini che morirono con le divise austroungariche nelle pianure delle Galizie?
“E’ un’adunata nazionale che il Trentino ospita e accompagna, ma che può integrare anche con altre valutazione. Direi che come territorio e istituzioni ci spetta un compito di rielaborazione della memoria. L’idea del memoriale collocato a Castel Dante per ricordare i 12 mila trentini morti in Galizia sarà il coronamento di questo lavoro. A cent’anni di distanza non possiamo contrapporre le memoria degli irredentisti e di Cesare Battisti con la memoria di questi poveri ragazzi morti in Galizia. Dobbiamo fare un salto di qualità che passa non tanto dalla “pacificazione della memoria” – termine non adatto – ma della sua rielaborazione, a partire dal riconoscimento della specificità della storia trentina”.