Le lezioni di grammatica sulle coniugazioni dei verbi non sono esattamente la passione di Barnabé. La sua unica grande passione è la sua compagna Pauline, che siede davanti a lui e di cui osserva la nuca, i capelli che scendono sul collo, la maglietta a fiori. Per dichiararle il suo amore, le ha scritto una lettera e l’ha infilata nel suo quaderno. Dato che non ha ancora visto reazioni, però, teme che sia finita nelle mani del grosso Dédé, il ragazzo che siede vicino a lei. A complicare la storia raccontata da Hubert Ben Kemoun in “Amore, imperativo e pistole” (Pension Lepic; età 9+) è l’irruzione in classe di un uomo armato di pistola che interrompe la lezione sulle coniugazioni dei verbi e semina il caos tra gli scolari. Anche se le minacce proferite da quest’individuo, come «Sedetevi, ragazzini!» e «Vieni con me!», si presentano come esempi molto concreti, perfetti per la lezione sull’imperativo, è improbabile che la sua presenza sia parte della spiegazione. Anzi, l’uomo sconvolge il programma della maestra e la tranquillità della classe. Chi è quell’uomo? E perché è entrato con una pistola a scuola? Inizialmente spaventati, i bambini si dimostreranno in fine coraggiosi e lucidi, più degli adulti.
Un romanzo breve o un racconto lungo veloce e divertente, ricco di battute e di concatenazioni di eventi incontrollati. L’umorismo è il tono che accompagna tutta la storia, anche se questa, in realtà, riporta l’evento drammatico della presa in ostaggio di maestra e ragazzini. Un libro che gioca abilmente con i registri linguistici e con la forza ingiuntiva del modo imperativo per offrire una bella riflessione sull’amore.