“Voce del verbo”, un piccolo dizionario che gioca sui contrasti

Invitare a guardare le cose da un punto di vista diverso e a usare le parole attribuendo loro un significato altro rispetto a quello che comunemente gli attribuiamo: è questo il fine ultimo del sorprendente libro “Voce del verbo” (Carolina Zanier, Camelozampa, dai 5 anni).

Un piccolo dizionario fotografico che, con delicatezza e poesia, gioca sul contrasto tra il significato comune delle parole e una loro possibile reinterpretazione. Ci si trova così di fronte a doppie pagine che, seguendo la formula del titolo, riportano un verbo da una parte e una fotografia dall’altra. Si legge, per esempio: “voce del verbo aggredire… un dolce”, “catturare… un’ombra”, “affondare… le radici di una pianta nell’acqua di un vaso”.

Sono verbi che, a un primo sguardo, fanno pensare ad azioni aggressive o violente, ma che qui vengono spostati altrove, verso significati inattesi. Il linguaggio verbale e quello visivo si confrontano in un dialogo fatto di contrapposizioni e reinterpretazioni semantiche, che diventa anche un vero e proprio esercizio mentale.

Il libro, che si apre in verticale come un calendario, propone un gioco di parole e di rimandi fotografici piacevole da scorrere, ma molto significativo da pensare. Un modo particolare di offrire giocosamente e senza pedanteria educazione linguistica, sociale e affettiva.

Negli interni di copertina sono elencati i verbi che si incontrano poi sfogliando le pagine, parole comunemente associate alla prepotenza, al conflitto o alla violenza. Ma, osservate da un altro punto di vista, queste stesse parole possono veicolare significati completamente diversi, persino delicati ed empatici.

Il libro si può guardare da soli, ma leggerlo insieme agli altri diventa un’occasione di gioco e di relazione. Un lavoro che crea confronto, stimola il pensiero laterale e accende l’immaginazione. Anche perché, una volta girata l’ultima pagina, il gioco può continuare: si possono inventare insieme nuovi verbi, nuovi significati, nuove possibilità. Perché non sempre le cose sono ciò che sembrano a prima vista

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