Reddito di cittadinanza, Commissione europea avvia procedura infrazione. I sindacati: “Decisione che tocca il Trentino”

Foto: Gianni Zotta

La presa di posizione della Commissione europea, che ieri (15 febbraio) ha avviato la procedura di infrazione per il vincolo dei 10 anni di residenza in Italia per accedere al reddito di cittadinanza, “tocca da vicino anche il Trentino”.

Questo il commento dei sindacati Cgil Cisl e Uil e delle Acli Trentine, che ricordano come, con la giunta provinciale a trazione leghista, “il Trentino ha imposto questo vincolo a molte misure di welfare provinciale, come l’assegno unico quota A, l’accesso all’edilizia sociale e il bonus bebé, andandosi a schiantare ripetutamente contro i giudici e la Corte costituzionale”.

“La presa di posizione europea – rimarcano i segretari provinciali di Cgil Cisl e Uil Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti e il presidente delle Acli Trentine Luca Oliver – conferma quanto sosteniamo da tempo: vincoli così estesi sono una forma di discriminazione, che diventa particolarmente odiosa quando prende di mira anche i bambini più piccoli, quelli nati in Trentino, da genitori stranieri. Questo esecutivo in modo ostinato ha perseverato su una strada palesemente ingiusta e illegittima e fino ad oggi ha fatto qualche operazione di maquillage modificando i regolamenti, ma non la legge”.

Secondo i sindacati, “il Trentino e la Provincia autonoma si vanta della certificazione del Family Audit, addirittura esporta questo modello nel resto d’Italia e poi a casa propria adotta meccanismi discriminatori nei confronti delle famiglie, quantomeno per quelle ‘non trentine’. O la Provincia adotta comportamenti coerenti agli standard del Family Audit o a nostro parere perde non solo ogni autorevolezza nel promuovere l’inclusione familiare ma anche il diritto di fregiarsi del marchio”.

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