In buone mani

Le comunità che si occupano dell’accoglienza dei minorenni rivendicano il loro ruolo, chiedendo rispetto e avanzando proposte concrete

Basta con la spettacolarizzazione massmediatica dei drammi familiari, basta con la contrapposizione tra accoglienza dei minori in famiglia e accoglienza in comunità, basta con gli attacchi gratuiti e strumentali a chi ha scelto un lavoro difficile e appassionante: quello di aiutare un bambino, una ragazza, i loro genitori, a “ripartire”, a ricostruire la propria vita dopo una vicenda difficile e, a volte, drammatica. A dire “basta” sono sei grandi associazioni nazionali che si occupano dell’accoglienza dei minori, decise a chiarire all’opinione pubblica alcuni aspetti fondamentali che riguardano i minorenni allontanati dalla loro famiglia.

Di fronte all’aumentato interesse di trasmissioni televisive e di testate della carta stampata per le vicende di bambini e di ragazzi allontanati dalla loro famiglia per decisione del Tribunale per i minorenni e raccontate troppo spesso con superficialità, con poco rispetto e in modo stereotipato, Cnca, Agevolando, Cismai, Cncm, Progetto Famiglia e SOS Villaggi dei Bambini hanno deciso di far conoscere i volti, le esperienze e i numeri che costituiscono la realtà delle comunità di accoglienza in Italia. Per uscire dai luoghi comuni che spesso presentano queste comunità come luoghi di presunti maltrattamenti o dove bambini e adolescenti sono trattati in modo non adeguato, hanno raccolto in un manifesto le “cinque buone ragione per accogliere i bambini e i ragazzi che vanno protetti”.

Il manifesto è stato presentato a Trento, nella Sala Falconetto di Palazzo Geremia, mercoledì 26 novembre alla presenza di operatori e volontari delle comunità di accoglienza per iniziativa delle associazioni Agevolando, Comunità Murialdo, Casa mia, Sos Villaggi dei Bambini Trento, Progetto 92, Si minore onlus, Cnca del Trentino, che promuovono l’iniziativa a livello locale. La tappa trentina è la prima del tour italiano per la diffusione del manifesto inaugurato lo scorso luglio a Roma, che a partire dal 29 gennaio toccherà altre sette città italiane per concludersi a Firenze all’Istituto degli Innocenti il 9 marzo prossimo.

L'incontro ha offerto una fotografia più chiara di una situazione di cui non si parla, se non per strumentalizzarla o ricavarne audience, è stato denunciato. I dati smentiscono che l'Italia sia uno dei Paesi d'Europa dove più ricorre all’allontanamento dalla famiglia di origine. E' vero anzi il contrario (tenuto conto di dimensioni demografiche simili a quelle italiane). I minorenni “fuori famiglia”, ha precisato Liviana Marelli del Cnca, sono 29.388 (al 31 dicembre 2011), e di questi quasi 7 mila sono in affido familiare: non sono in comunità, ma affidati dal Tribunale a membri della propria cerchia familiare (ad esempio, i nonni). E il 26% di loro è stato tolto alla famiglia in seguito a una misura di protezione urgente, perché oggetto di maltrattamenti, di violenza o abuso sessuale, o di abbandono. In Provincia di Trento i minorenni fuori famiglia sono 320 (al 31 dicembre 2012): quasi il 45% dei quelli accolti in strutture residenziali sono stranieri (in larghissima parte “non accompagnati”).

Le testimonianze di una ragazza che è stata in comunità, di una madre i cui figli sono stati ospiti di strutture di accoglienza, di operatori impegnati da anni nell'accoglienza e il punto di vista delle istituzioni (con Bernardetta Santaniello, già presidente del Tribunale per i minorenni di Trento, e di Daniela Longo, garante dei minori della Provincia autonoma di Trento), hanno consentito di cogliere la complessità di una realtà che non si esaurisce nell'affidamento alle strutture di accoglienza e di apprezzare – grazie agli interventi di Samantha Tedesco di Sos Villaggi dei bambini e di Federico Zullo di Agevolando – la ricchezza delle risposte. Una varietà di esperienze di cui il Trentino è ricco, ha riconosciuto Donata Borgonovo Re, assessora alla salute e solidarietà della Provincia Autonoma di Trento, mettendo però in guardia dal rischio della frammentazione e dell’autoreferenzialità: “Sovrapporsi, fare le stesse cose non è bene”, ha detto, invitando a fare rete. “Abbiamo bisogno di costruire reti di famiglie per sostenere le emergenze. Se sosteniamo le situazioni di fragilità genitoriale, preveniamo le situazioni di fragilità dei minori”, ha concluso.

Alle istituzioni, il cartello di associazioni che promuove il manifesto in difesa di un’accoglienza dei minori capace di garantire il loro diritto al futuro, avanza alcune precise richieste per assicurare qualità e trasparenza nelle strutture di accoglienza: la predisposizione di alcune linee guida nazionali che fissino adeguati standard qualitativi per le diverse tipologie di servizi di accoglienza dei minorenni “fuori famiglia” e rigorose procedure di controllo della gestione, accompagnate però da un adeguato impegno economico da parte dell’ente pubblico e dalla regolare cadenza di pagamento delle rette, “il cui grave ritardo sta mettendo in ginocchio moltissime strutture in tutta Italia”, ha sintetizzato nelle conclusioni Gianni Fulvi (Coordinamento Nazionale Comunità per Minori).

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