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Fra politica e propaganda

Ferve il dibattito sul libro di Renzi. Fra le proposte tiene banco quella di imporre all’Europa il ritorno ai parametri di Maastricht, liquidando il Fiscal Compact. Al momento l’unico risultato è quello di mettere in difficoltà il governo Gentiloni.

Parole chiave: Matteo Renzi (70)

Ferve il dibattito sul libro di Renzi che contiene, come c’era da aspettarsi, proposte e rivelazioni. Fra le seconde l’accusa a Berlusconi e D’Alema di avere tramato alle sue spalle per imporgli un candidato alla presidenza della Repubblica a loro gradito (che si intuisce potrebbe essere stato Giuliano Amato, ma non lo dice). Lui avrebbe respinto la manovra al mittente puntando su Mattarella. Se sia vero non si sa, certo è verosimile, ma ciò non toglie che non sia bellissimo questo immiserire così la considerazione già debolissimo della nostra qualità politica che hanno gli stranieri.

Fra le proposte tiene banco quella di imporre all’Europa il ritorno ai parametri di Maastricht, liquidando il Fiscal Compact, il che ci consentirebbe di avere a disposizione 30 miliardi l’anno in più da distribuire. Lasciamo da parte per un momento la fattibilità dell’operazione, a cui al momento sembriamo interessati solo noi, e consideriamo invece che sul come impiegare i 30 miliardi la proposta è piuttosto fumosa. Si parla di ridurre le tasse, estendere qualche bonus, fare qualche investimento. Un po’ poco per parlare di un vero piano di rilancio economico, nonostante il segretario del PD affermi che lo si sta studiando da molto tempo.

Al momento l’unico risultato è quello di mettere in difficoltà il governo Gentiloni che è impegnato a varare per il prossimo anno un bilancio che deve muoversi sui vecchi binari. Certo Renzi, accortosi (tardivamente) del pasticcio, ha rinviato tutto a quando ci sarà il prossimo governo legittimato dalle urne e il governo attuale, per forza di cose, ha avvallato questa versione. Resta però il fatto che si è suscitato un inutile allarme in Europa aprendo un vaso di Pandora che non si sa se e come si riuscirà a richiudere.

Cerchiamo di fare il punto della situazione. Il sentimento antieuropeo è in netta crescita nel paese e non potrebbe essere diversamente visto come i partner ci stanno trattando sulla questione dei migranti. Dunque soffiare su quel fuoco è un gioco da ragazzi e sorvoliamo sul fatto che ci si accoda alle peggiori demagogie che circolano su questo tema. Quel che non si può tacere è che noi abbiamo bisogno della UE, sia perché siamo dentro l’euro, sia perché abbiamo un bilancio fragile, gravato da un deficit spaventoso, ma anche da molte debolezze strutturali (la questione delle banche rischia di essere solo la punta di un iceberg).

Possiamo in queste condizioni aprire uno scontro con i nostri grandi partner europei? Non c’è bisogno della burocrazia di Bruxelles per metterci in difficoltà, basta che le ingenti risorse economiche che controllano Germania e Francia si mettano di traverso sui nostri mercati finanziari per crearci serie difficoltà (e a quel carro nel caso si accoderanno altri). In secondo luogo siamo un paese che non ha alcuna cultura della solidarietà nazionale, ancor meno alla vigilia di elezioni che tutti prospettano come decisive. L’attacco a Renzi è concentrico, ma anche assolutamente scombinato, perché ognuno fra gli attaccanti segue un suo particolare tornaconto. Non c’è nessun disegno di portare alla ribalta una specie di tregua nazionale che ci consenta di mettere ordine nel caos lasciato dalle tormentate vicende degli ultimi anni. Al contrario c’è una gran voglia di andare al più aspro degli scontri elettorali nell’attesa da parte di tutti di soluzioni miracolistiche che portino alla vittoria definitiva di uno degli attori in gioco.

Berlusconi è sempre più scatenato nel disegnare scenari mirabolanti come se davvero avesse in mano soluzioni credibili per i nostri molti problemi. Le forze a sinistra del PD continuano ad offrire lo spettacolo di sorde lotte intestine fratricide, senza che si veda un progetto che vada al di là dell’umiliazione di Renzi (ottenuta la quale nessuno capisce quale vantaggio ci sarebbe per il sistema). I Cinque Stelle marciano compatti verso quella che vedono come una vittoria a portata di mano più per debacle altrui che per meriti loro. Salvini e la Lega si godono i dividendi di una questione sui migranti che nessuno sa come risolvere, senza dover pagare pegno per il fatto che non lo sanno neppure loro (le fanfaronate non fanno testo).

In queste condizioni sfidare l’Unione Europea e la sua nuova leadership franco-tedesca, fa molto spettacolo, ma porta poco lontano.

Fra politica e propaganda
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