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Editoriale

Da parroco credo ancora nei campeggi

Il campo va preparato per bene con numerosi incontri organizzativi, nei quali riflettere a lungo sugli obiettivi del campo estivo, sul ruolo dell'animatore in genere e nei diversi momenti della giornata. Inoltre le attività vanno preparate in maniera precisa giorno per giorno, ora per ora, non lasciando nulla all'improvvisazione.

Parole chiave: Parroco (74), campeggi (49)

Rispondo volentieri alla richiesta di una testimonianza sui “campeggi stanziali d'un tempo che sembrano vacillare”, come scrive Piergiorgio Franceschini nell' ultimo editoriale di Vita Trentina. Anche da parroco preferisco chiamarli “campi scuola” estivi, perché sono convinto che i partecipanti possano imparare molto da una settimana di vita comunitaria organizzata da una parrocchia: può essere per loro una vera e propria scuola di vita.

Ho alle spalle più di 200 “campi scuola”, quasi tutti come responsabile. Da quando ho cominciato a viverli con questo ruolo – lo ammetto - neppure uno di essi mi è risultato divertente: quanti ragazzi hanno avuto problemi di salute o si sono fatti male, direbbe qualcuno... Ma la responsabilità più onerosa consiste principalmente nel gestire le relazioni fra molte persone e favorire il benessere interiore dei partecipanti, raggiungendo mete elevate.

E allora, nonostante siano sempre stati una grande fatica, perché continuo a proporli a tanti giovani e bambini, come ho fatto anche nelle ultime settimane di giugno? Perché ho visto che per migliaia di persone si è trattato di esperienze estremamente significative.

E' vero, sono utili anche i cosiddetti "Grest", che le parrocchie propongono nel corso dell'estate, “più graditi perchè meno impegnativi e più mordi-e-fuggi”, scrive Franceschini. Tuttavia i campi nei quali si vive insieme 24 ore su 24 possono risultare ancora più preziosi. Quanti genitori mi hanno detto di aver visto i loro figli trasformati in meglio dopo i campi scuola: ragazzi tristi che sono divenuti più sereni, ragazzi scontrosi o troppo timidi che sono divenuti più capaci di relazioni con gli altri. Quanti ragazzi attraverso i campi scuola hanno ricominciato a partecipare alla vita ecclesiale o hanno continuato a viverla con maggiori motivazioni...

Va peraltro detto che non è automatico che un “campo scuola” risulti davvero prezioso per la vita dei partecipanti: dipende da come viene organizzato e gestito. Personalmente ritengo che vada fatta una corposa proposta spirituale e catechistica, dedicando ogni giorno alcune ore alla formazione cristiana, naturalmente proposta con metodi coinvolgenti e adatti all'età. Inoltre penso che i bambini e i ragazzi debbano essere seguiti uno ad uno con grandissima cura dagli animatori.

Quest'estate nei due turni di campi scuola per bambini a Varena, ho lavorato con diversi animatori adulti e giovani veramente eccellenti. Se gli animatori coltivano in se stessi un profondo atteggiamento di servizio nei confronti dei bambini e dei ragazzi, i campi scuola porteranno davvero molti frutti buoni.

Non è automatico che gli animatori siano eccellenti, come pure non è scontato che i campi scuola vengano impostati in maniera davvero fruttuosa. Il campo va preparato per bene con numerosi incontri organizzativi, nei quali riflettere a lungo sugli obiettivi del campo estivo, sul ruolo dell'animatore in genere e nei diversi momenti della giornata. Inoltre le attività vanno preparate in maniera precisa giorno per giorno, ora per ora, non lasciando nulla all'improvvisazione.

Se poi l'atteggiamento interiore di coloro che organizzano ed animano l'iniziativa è quella di uno spirito autentico di servizio, potranno essere raggiunti obiettivi molto elevati. Mi auguro che ci siano ancora molte parrocchie che continuino a organizzare “campi scuola” di alta qualità anche nei prossimi anni.

Don Luigi Giovannini

Da parroco credo ancora nei campeggi
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