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CARNEVALE – In un tempo di musoni e passioni tristi il valore dell'autentico divertimento

Benedetta autoironia

L'umorismo che “fa bene” nelle parole (e nei disegni) di don Giovanni Berti: “Saper ridere di se stessi è un toccasana. Togliersi la maschera ci aiuta ad essere più veri”.

Parole chiave: territorio (17062)
Don Giovanni Berti

L'umorismo che “fa bene” nelle parole (e nei disegni) di don Giovanni Berti: “Saper ridere di se stessi è un toccasana. Togliersi la maschera ci aiuta ad essere più veri”

In una delle sue vignette si vedono le donne al sepolcro di Gesù con tre occhiali per la visione 3 D. Alla domanda “Ma cosa c'entrano gli occhialini, loro rispondono: “E' stato lui a dirci che sarebbe risorto in tre dì”. Don Giovanni Berti usa il suo tratto umoristico per provocarci col sorriso a cogliere quanto la Resurrezione sia “qualcosa di sempre nuovo, non ancora visto”.

Alla vigilia di Carnevale, per approfondire semel in anno il tema del buonumore in un'epoca di musoni e passioni tristi abbiamo sentito il dinamico parroco veronese con l'hobby del disegno umoristico. Dal 2007 firma amichevolmente come don Gioba le sue vignette di commento al vangelo settimanale (sul blog gioba.it, spesso saccheggiato da molti altri) nella convinzione che – come amava dire Madre Teresa - “Non capiremo mai abbastanza quanto bene è capace di fare un sorriso”. Al termine dell'intervista ci ha confidato di non sapere ancora quale maschera indossare con i ragazzi del catechismo dopo l'apprezzato Star Wars dello scorso anno.

Don Gioba, per la liturgia laica Carnevale è rito di divertimento e trasgressione. Ma pure nella Bibbia  c’è ..”un tempo per ridere”. Quando e perché?

Penso che la vita dell'uomo sia fatta di tanti momenti – come dice il Qoelet – di pianto e di sorriso, di occasioni di prossimità nella fatica e anche nella serenità. Anche per il credente il ridere per sé e il far ridere l'altro è forse un modo di voler bene, di esercitare la carità.

Ma questi tempi non sono legati al calendario...

No, certo! Ogni momento è buono per rendere gli altri sereni. Poi ci sono gli appuntamenti della tradizione, anche laica, che ci aiutano nel ritrovarci comunitariamente. Ma un sano divertimento non va disprezzato, anzi.

Per qualche teologo o biblista “anche Dio se la ride”...

I sentimenti di Dio – se vogliamo avvicinarlo all'uomo – sono sempre complessi. Sì, forse Lui a volte sorride nel vedere come facciamo fatica a vivere le cose semplici, a mettere in pratica quello che ci insegna, a vedere come ci perdiamo in un bicchier d'acqua. Lo immagino dall'alto – anche lo disegno nelle mie vignette – che sorride. Ma è così che lo presenta anche Gesù, non come un Dio che punta il dito, ma piuttosto che allarga il sorriso e allunga la mano quando ci vede un pochino in difficoltà.

Molti le scrivono incoraggiandola nella sua attività di vignettista part-time: anche una vignetta… da prete può far bene?

Penso di sì. Forse mi aiuta il carattere e uno sguardo ironico sulla vita che ho ereditato dai genitori. Amando il disegno, metto questo spirito nelle battute disegnate così come cerco di viverlo nel mio ministero.

Riceve critiche?

A volte sì, ma vengono soprattutto da chi non ha colto quanto volevo dire. Volentieri sento invece il gruppetto dei miei fidati amici recensori – ai quali mando le vignette prima di pubblicarle – perchè mi diano un primo ritorno. Talvolta mi dicono che non si capisce niente, oppure mi aiutano a evitare che un disegno faccia ridere soltanto me.

L'autoironia è virtù cristiana, da dove nasce? Come si esercita?

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Credo sia un grande toccasana. Ridere di se stessi significa non prendersi troppo sul serio, stemperare le tensioni, guardandosi dall'esterno. Benedetta l'autoironia che ci fa star bene.

Ma – come il coraggio manzoniano – se uno non ce l'ha, non se lo può dare?

Boh! Glielo auguro, comunque. A volta anche un' arrabbiatura può finire in un sorriso. A me capita spesso di ridere delle mie arrabbiature.

Cosa vuole dire per il cristiano “saper togliere la maschera?

Forse è nomale avere un modo costruito di presentarsi agli altri. L'importante è non credere bene non credere troppo alle maschere che ci siamo messi.

E' bello avere qualcuno – ecco l'importanza delle amicizie e delle relazioni vere - davanti a cui possiamo togliere la maschere, mostrare i nostri limiti e difetti. Sentire che gli altri ci vogliono bene fino a questo punto.

La maschera copre, protegge, serve anche per nascondersi... c’è qualche maschera nel Vangelo?

Mamma mia, sì. Penso a quando Gesù se la prende soprattutto con le maschere di chi usa la religione per propri interessi. Sull maschera religiosa Gesù è severo, perchè il Vangelo ci chiama ad essere veri, sinceri, senza trucchi. Dio stesso si è tolto ogni maschera, mostrandosi faccia a faccia con Gesù, mostrandosi nell'amore di un essere umano che amava tutti.

Un ultima curiosità personale: quale maschera della tradizione italiana le è più simpatica? E perché?

Non sono un grande esperto. Però mi ha sempre colpito Arlecchino. Sembra una maschera un po' cattiva con il naso lungo, ma ha il corpo molto mobile, è buffo e sciocco in modo positivo e allegro. Mi ha sempre dato grande allegria, forse perchè è un corpo colorato.

Benedetta autoironia
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