In questa domenica riprendiamo il filo rosso del Vangelo di Marco, che identifica e caratterizza questo anno liturgico, con la pagina "dell'annuncio del regno e l'invito alla conversione" (Vangelo), diventato anche il tema del terzo mistero della luce nella preghiera del rosario. Un annuncio e un invito che fin dall'inizio della missione di Gesù si fanno personali e non generici: "Venite dietro a me!", dice Gesù alle due coppie di fratelli pescatori; e lo ripete oggi anche a noi, a ciascuno di noi. A loro offre un prospettiva nuova e strana con una definizione inusuale: "Vi farò diventare pescatori di uomini!".

Prima lettura Gn 3, 1-5.10Salmo 24 (25)Seconda lettura 1Cor 7, 29-31Vangelo Mc 1, 14-20 In questa domenica riprendiamo il filo rosso del Vangelo di Marco, che identifica e caratterizza questo anno liturgico, con la pagina "dell'an...

Prima lettura Gn 3, 1-5.10

Salmo 24 (25)

Seconda lettura 1Cor 7, 29-31

Vangelo Mc 1, 14-20

In questa domenica riprendiamo il filo rosso del Vangelo di Marco, che identifica e caratterizza questo anno liturgico, con la pagina "dell'annuncio del regno e l'invito alla conversione" (Vangelo), diventato anche il tema del terzo mistero della luce nella preghiera del rosario. Un annuncio e un invito che fin dall'inizio della missione di Gesù si fanno personali e non generici: "Venite dietro a me!", dice Gesù alle due coppie di fratelli pescatori; e lo ripete oggi anche a noi, a ciascuno di noi.

A loro offre un prospettiva nuova e strana con una definizione inusuale: "Vi farò diventare pescatori di uomini!". Un nuova professione o meglio una nuova missione viene loro prospettata da Gesù di Nazaret per la quale occorre abbandonare le reti e le barche, è necessario lasciare il padre e i garzoni; inizia una vita nuova dietro al Cristo. Una chiamata che è risuonata anche per noi dal giorno del nostro Battesimo, per stare con lui, per seguirlo. E tu credente, cosa porti con te e cosa lasci da parte nel tuo itinerario, nella tua volontà di seguire il Cristo? Occorre identificare quale zavorra ci appesantisce, cosa impedisce la nostra piena adesione a Cristo, cosa ci allontana o ci tiene lontani da lui. Se le nostre mani sono piene, se il nostro cuore è occupato, quale spazio possiamo dare a Gesù? Lasciare qualcosa per accogliere il Regno, per fare spazio al Signore. I pescatori della Galilea hanno avuto il coraggio di lasciare tutto e hanno portato con sé la loro povera esperienza di pescatori per lasciarsi arricchire da Cristo Signore, dalla sua sapienza e dal suo amore.

Essi hanno continuato a fare quello che sapevano fare: tirare fuori dal mare; anzi ormai tirare fuori dal male le persone, salvare la gente. Togliere dall'acqua che soffoca, cioè dalla realtà che ci soffoca e ci angustia. L'uomo nell'acqua non respira più, ha bisogno di qualcuno che lo salvi. Ecco i nuovi pescatori, ecco il nuovo compito anche per noi: tirare fuori le persone dal pantano, dal male, dal negativo, dal peccato, dal nichilismo per offrire loro qualcosa di nuovo, qualcosa di vero, in cui credere veramente. Come l'esperienza di Giona (I lettura) che nella città di Ninive predica la conversione per salvare quella povera gente, destinata altrimenti ad una triste fine. In questo tempo che è compiuto e che si è fatto breve, come i quaranta giorni concessi ai niniviti, tu puoi vivere, come ricorda anche San Paolo (II lettura) in una nuova prospettiva, quella del Vangelo di Gesù Cristo, della buona notizia che San Marco compendia nel suo scritto: Dio ti ama.

Questa domenica, che ricorre nel contesto della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ci mette davanti non solo le fragilità e la povertà che ancor oggi sperimentiamo nella nostra adesione al Vangelo, segnata dalla divisione e dall'incapacità a rimanere nella comunione, ma, secondo il tema proposto quest’anno, richiama l'impegno a lasciarci condurre dal Signore e dalla forza della sua Pasqua, ricordandoci che “Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo nostro Signore” (1Cor 15, 51.58).

Allora potremo incominciare a vivere un po' al di sopra, per vedere meglio, per essere un po' più distaccati dal contingente, dall'effimero, dal superficiale, dal passeggero; per poter vedere le cose, le persone e la realtà nella prospettiva di Dio, che è vicino, si è fatto vicino in Gesù, per tirarci fuori, per sollevarci da questa terra a volte un po' troppo polverosa e a volta in po' troppo fangosa. Questa è la conversione: un invito sempre valido per la Chiesa, per noi cristiani; una parola che ritorna e che non è mai di moda, ma sempre di attualità anche in questi mesi. Convertirsi: come gli apostoli che avevano già imparato a conoscere quel Maestro esigente, lasciamo la strada che ci allontana da Dio, per seguire più decisamente il Signore. Paolo ci direbbe: devi farlo "perché passa la figura di questo mondo"! E invece tu a cosa ti aggrappi? Anche le cose più belle, gli affetti più sacri li dovremo lasciare per forza Abituiamoci ogni giorno a lasciare qualcosa, ad alzarci dalla nostra quiete con decisione, per abbracciare con convinzione e con entusiasmo il Signore e andare dietro a lui. Non siano gli unici; non siamo mai soli.

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