Palazzo del Bene, originalità e pregio artistico

Le decorazioni del palazzo costituiscono un'eccezione senza confronti nel panorama artistico roveretano del primo Cinquecento

Edificio risalente al Quattrocento, inizialmente dimora nobiliare, successivamente passato a diversi proprietari con varie destinazioni d'uso, sottoposto nei primi del Novecento ad un profondo rimaneggiamento con l'intervento di Augusto Sezanne, Palazzo Del Bene è una struttura originale per Rovereto e il basso Trentino. Le ampie modifiche, assai criticate all'epoca, apportate dall'architetto fiorentino nel restauro del 1904-1906, non facilitano le ricerche degli studiosi nel ricomporre la storia iniziale della struttura di piazza Rosmini.

La recente pubblicazione “Palazzo Del Bene a Rovereto. Da residenza patrizia a sede bancaria”, a cura di Stefano Lodi, costituisce un importante tassello nelle ricerche storico-artistiche sull'edifico ma anche sulla Rovereto del Quattro-Cinquecento. L'unico studio monografico sul palazzo era infatti quello di Giuseppe Costisella, “Il Palazzo della Cassa di Risparmio di Rovereto”, in studi Trentini di Scienze storiche (1967), a cui si aggiunge un lavoro dello stesso anno di Lionello Puppi sulle decorazioni pittoriche. Ulteriori ricerche negli archivi familiari dei Del Bene e dei d'Arco e sugli estimi catastali, conservati negli archivi pubblici, ha permesso di avanzare alcune ipotesi sulle vicende del palazzo. Il rinvenimento – nei restauri di primo Novecento – dello stemma Del Bene sottogronda con le iniziali di Matteo Del Bene (MB) farebbe propendere per una totale responsabilità di questa famiglia nella costruzione dell’edificio. Intervento da collocarsi negli anni precedenti al 1518, quando il tirolese Nikolaus Trauttmansdorff, capitano di Castelcorno, vende il palazzo a Gerardo I d’Arco, e probabilmmente non oltre il 1509, anno in cui Rovereto ritorna sotto l’Impero austriaco dopo quasi un secolo di dominazione veneziana.

Lo stemma dei Del Bene (“una stella gialla a sei punte su sfondo azzurro in campo rosso”), copia dell’originale fatta fare da Sezanne, si può ammirare sottogronda nella parte più antica dell’edificio prospiciente la piazzetta Vannetti. Altri antichi fregi venuti alla luce nel restauro dei primi del Novecento si trovano all’interno, nelle sale della banca ed uno esposto nella Biblioteca civica. Originari dell’area veronese, i Del Bene compaiono a Rovereto intorno al 1426. Il capostipite del ramo roveretano è Benone da Grezzana, che nel testamento redatto nel 1463 lascia ai quattro figli maschi un ingente patrimonio. I Del Bene, imprenditori e commercianti, a Rovereto giungono all’apice della loro potenza economica e sociale verso la fine del Quattrocento, mantenendo però sempre stretti contatti con Verona e Venezia. Nel borgo possiedono ormai parecchie proprietà, case e terreni, e nel frattempo hanno anche acquisito il titolo nobiliare. Le decorazioni del palazzo, apportate dai Del Bene, da Trauttmansdorff e dai D’Arco, costituiscono un’eccezione senza confronti nel panorama artistico roveretano del primo Cinquecento. Lo stile architettonico – col sistema di aperture a portici e le finestre bifore – si rifà all’ambiente delle città venete, in particolare Verona, e allo stato attuale delle conoscenze è una novità per il basso Trentino. Nel recente restauro condotto dalla Fondazione è ritornata al suo originario splendore cinquecentesco la Madonna col Bambino, dipinta sul prospetto da Francesco Verla.

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