Caccia a un nuovo modello di Difesa

Dibattito a Trento promosso dal Movimento nonviolento e dal Forum Trentino per la Pace in vista dell'appuntamento del 25 aprile prossimo all'Arena di Verona

Il governo italiano intende proseguire il controverso programma dell’aereo cacciabombardiere F-35, sì o no? Nella revisione complessiva della spesa pubblica, il governo toccherà anche il capitolo della Difesa e quindi pure il progetto F35 “sarà rivalutato”. Lo ha detto il senatore Giorgio Tonini del Pd, vice capogruppo della Commissione Esteri del Senato, all’incontro promosso a Trento lunedì 31 marzo a Palazzo Trentini dal Movimento nonviolento e dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani per discutere di spese militari, di difesa civile e soprattutto del nuovo modello di difesa italiano ed europeo.

Nell’occasione è stata presentata la mostra dei disegni su pace e disarmo degli allievi dell’Istituto d’Arte “Vittoria” di Trento “Verso Arena di Pace e Disarmo", che si può visitare fino a sabato 12 aprile presso l'atrio di Palazzo Trentini a Trento.

A dialogare con Tonini – che ha preannunciato la pubblicazione di un Libro bianco del governo sulle necessità di difesa del Paese – Francesco Vignarca della Rete Italiana Disarmo e autore del libro “F-35 l'aereo più pazzo del mondo” (“Al Paese non serve solo un Libro bianco, ma che si realizzi un nuovo modello di difesa”, ha detto) e Mao Valpiana, presidente del Movimento nonviolento, che ha presentato l'iniziativa “Arena di pace e disarmo” che si terrà a Verona il 25 aprile: “Racconteremo come oggi si costruisce concretamente la pace, diremo di una nuova resistenza che oggi si chiama non violenza, di una nuova liberazione, che oggi si chiama disarmo”.

Massimiliano Pilati del Movimento nonviolento, impegnato nella campagna “Taglia le ali alle armi”, ha ricordato le azioni di sensibilizzazione verso deputati e senatori chiamati a votare sul programma F-35 (“unico a rispondermi fu proprio il sen. Tonini”) ed è entrato subito nel merito: quale difesa oggi per l'Italia e per l'Europa, e quale ruolo all'Aeronautica – munita o meno dei caccia F-35 – in tutto questo?

Il sen. Tonini l’ha presa alla lontana, ricordando l’esigenza di tenere insieme l’utopia – e cioè il desiderio di andare verso un mondo pacificato, senza più guerra – e la realtà: “Il cammino da fare è lungo e abbiamo ancora bisogno di strumenti di difesa”, ha detto, come riconosce la Costituzione repubblicana all’art. 11 (“L’Italia ripudia la guerra…” e all’art. 52 (“la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”. Mentre lavoriamo per la pace, dobbiamo dare al Paese gli strumenti per difendersi, ha ribadito, spiegando che dalla revisione della spesa pubblica (800 miliardi di euro all’anno) che il governo Renzi sta portando avanti anche il settore della Difesa sarà toccato. “Nella Difesa spendiamo tanto se si guarda alla cifra assoluta, ma poco in termini percentuali: l’1% del Pil”, circa 15 miliardi di euro. Quanto al programma F-35, Tonini ha ribadito la necessità per l’Italia, che si affaccia su un’area instabile come il Mediterrano, di mantenere l’Arma Aeronautica, portando avanti un programma di ammodernamento delle nostre Forze Armate “nel modo più sobrio possibile”. Come? Il governo lo dirà in un Libro bianco sui bisogni di Difesa del Paese annunciato per la fine dell’anno. Incalzato sulla necessità o meno di acquistare gli F-35, Tonini ha detto di non essere un esperto, ma ha riconosciuto di nutrire il dubbio che si tratti di una tecnologia ormai superata.

Gli ha risposto Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana Disarmo, e autore, tra l’altro, del libro “F-35 l’aereo più pazzo del mondo”, parlando a nome “dei pacifisti concreti, quelli che non si limitano a sventolare la bandierina della pace, ma lavorano da anni sul tema del disarmo, con studio, fatica, ricerca, proposte”. E’ vero, ha riconosciuto: non possiamo far finta che domani avremo un mondo disarmato. “Ma noi parliamo di ‘transarmo’, di transizione verso il disarmo. La Costituzione non parla esplicitamente di difesa militare: c’è anche la difesa popolare non violenta, oggi normata e riconosciuta nel servizio civile”. In Italia, ha ricordato, la spesa per la difesa militare è di 24 miliardi di euro e la spesa per il servizio civile è di 24 milioni di euro: una disparità e una scelta di campo evidente della politica. Così come a livello mondiale si spendono 600 miliardi di dollari per le armi “e non abbiamo i 100 miliardi (in 15 anni) per debellare la povertà”. Ben venga il Libro bianco sulla Difesa, ha concluso, ma che si realizzi davvero un nuovo modello di difesa, capace di comprendere anche la difesa civile.

Va in questa direzione la proposta politica che uscirà dalla manifestazione “Arena di pace e disarmo” il 25 aprile, ha rimarcato Valpiana: “La proposta di costituzione di un Dipartimento della difesa civile non violenta, che mette insieme quello che già c’è: l’Ufficio nazionale Servizio civile, la Protezione civile, i Corpi civili di pace, un Istituto di ricerche sulla pace e sulla costruzione della pace”. Da finanziare come? “Ma chiedendolo ai cittadini con l’opzione fiscale, come accade con l’8xmille, il 5xmille”.

Dove i relatori hanno trovato un punto di accordo è sull'obiettivo di una Difesa comune europea. Un traguardo ancora lontano, ha riconosciuto Tonini, anche se l'imminente semestre di guida italiana dell'Europa “potrà accelerare nella direzione di un unico modello di difesa”.

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