Ma servono proprio le armi?

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nel suo primo incontro con Petro Poroshenko, a Varsavia, in occasione dell'anniversario delle prime elezioni democratiche in Polonia, ha assicurato il pieno sostegno degli Usa all'Ucraina.

A Bruxelles si è svolto il Summit del G7, carico di tensione, con la questione Ucraina in primo piano senza la Russia, esclusa dopo l'annessione della Crimea, mai riconosciuta dalla comunità internazionale. Obama ha dichiarato che l'azione pilotata dalla Russia è inaccettabile e che conseguentemente deve fermarsi. Il G8 privo di Putin, dopo 16 anni, si è ridotto a G7. In un comunicato i leader convenuti si dichiarano pronti a intensificare sanzioni mirate contro Mosca. Obama ha promesso un miliardo di dollari per il rafforzamento della sicurezza degli alleati nel est europeo condannando le tattiche “oscure e aggressive” della Russia in Ucraina. Ha poi sgombrato il campo dagli equivoci con questa dichiarazione: “Non accetteremo mai l'occupazione russa della Crimea né la violazione della sovranità ucraina”. Al Presidente Vladimir Putin ha chiesto di bloccare le azioni dei filorussi nell'est ucraino, sotto la minaccia di ulteriori sanzioni, avvallate anche dalla cancelliera Angela Merkel.

Nel frattempo il campo di battaglia registra un ennesimo bagno di sangue con l'uccisione nelle ultime ore di circa 300 miliziani, secondo fonti di Kiev. E' questo il clima esacerbato di guerriglia vera che aleggia e condiziona un altro evento, l'incontro in Normandia di Capi di Stato, compresi Obama e Putin, per il 70° anniversario dello sbarco degli alleati. Nelle ultime ore si segnalano aperture sui due fronti contrapposti ed anche la parola “dialogo” per i fatti ucraini, ha fatto la sua apparizione sulla bocca dei leader internazionali compreso Putin. La “memoria” di tragedie irripetibili sarà sufficiente per convincere i Grandi della terra ad azioni di pace?

Obama a Varsavia si è dilungato a ricordare gli anni della Cortina di ferro e della caduta del comunismo. Con una punta di pessimismo ha però fatto presente che la “libertà non è garantita per sempre”, in quanto è la storia “a metterci in guardia dal non prendere mai per scontato questo progresso”, mentre “ benefici della libertà devono essere conquistati e rinnovati da ogni generazione”. Ha citato Solidarnosc, l'Olocausto, la Normandia e pure Piazza Tienanmen ed esaltato il “figlio della Polonia”, asceso al Trono di San Pietro che ritornato in patria “qui a Varsavia”, ispirò un'intera nazione con le sue parole: “Non può esserci un'Europa giusta senza l'indipendenza della Polonia. E oggi vogliamo ringraziare per il suo coraggio la Chiesa cattolica, vogliamo ringraziare lo spirito impavido di San Giovanni Paolo II”.

Mentre i capi di Stato bisticciano, al IV Forum europeo cattolico-ortodosso, che si è tenuto questa settimana a Minsk in Bielorussia con la presenza di mons. Luigi Bressan (Vedi pag. 13), con la partecipazione di esponenti delle Chiese ortodosse europee e di Conferenze episcopali in rappresentanza di 22 Paesi, sono arrivati i messaggi del Patriarca ecumenico Bartolomeo e di Papa Francesco, nel ricordo dell'abbraccio del 25 maggio scorso a Gerusalemme. Fra le sfide per l'Europa di oggi entrambi citano il tema della pace e della libertà religiosa con un augurio, da parte di Francesco, perché i cristiani del continente europeo sappiano con “dolcezza” e “rispetto” e una “retta coscienza” sempre “rendere ragione della speranza che è in loro”. Il Forum, nato in Trentino, si è proposto di affrontare questioni antropologiche e pastorali d'importanza cruciale per il presente e il futuro dell'umanità con lo scopo di aiutare a definire posizioni comuni su questioni morali e sociali. E con uno sguardo alle recenti elezioni i vescovi europei si affidano al commento del gesuita Frank Turner per osservare che “l'alienazione”, espressa dal voto, la “crisi di legittimità” e la presenza di “partiti impegnati non a riformare l'Ue, ma a bloccarla o addirittura a distruggerla” sono i tre dati fondamentali che il Parlamento europeo deve affrontare con urgenza. “Solo un maggiore senso di comunità politica, a livello regionale, nazionale e transnazionale, in cui si accetta la solidarietà e la responsabilità per l'altro, può dare futuro” – scrive l'”Europeinfos”, il mensile dei vescovi europei (Comece). Le armi possono essere messe a tacere, e le tensioni scemare, solo se tutti convintamente imparano a pensare europeo, piuttosto che nazionale, dentro e fuori il Parlamento, dentro e fuori il Consiglio e la Commissione.

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