Resistenza, l’esempio di Giannantonio Manci

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Nel 70esimo anniversario dalla morte di Giannantonio Manci, morto il 6 luglio del 1944 gettandosi dalla finestra della sede della Gestapo di Bolzano, insediata in quella che oggi è la sede del Comando delle Truppe Alpine, per non tradire i propri compagni,  stamane a Bolzano si è svolta una cerimonia di commemorazione, alla presenza delle figlie e dei nipoti del partigiano trentino, eroe della Resistenza italiana.

Il sindaco Luigi Spagnolli ha sottolineato l’importanza di momenti come questi che servono a farci riflettere e a ricordare chi in passato ha fatto tanto, fino all’estremo sacrificio, per combattere ogni dittatura e per regalare a noi che siamo venuti dopo pace e libertà. Momenti di riflessione che non sono mancati, anche grazie alle letture di alcuni scritti che risalgono proprio in quei terribili giorni.

La giornata commemorativa prosegue a Trento, città natale di Manci. Alle 1730 con la deposizione di una corona sulla targa intitolata al partigiano presso la  Galleria dei Partigiani, seguirà a  Palazzo Geremia  la cerimonia di commemorazione con il sindaco Alessandro Andreatta, il presidente della Regione e della Provincia di Trento Ugo Rossi e il presidente dell’Anpi del Trentino Sandro Schmid. Gli  studenti Irene Allegranti e Luca Pedron reciteranno “Il Testamento politico di Manci”.

Il  direttore della Fondazione del Museo Strico Giuseppe Ferrandi consegnerà  il  riconoscimento ufficiale della città alle figlie del martire irridentista.

 

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