Una domenica a Clemp

La Via Crucis e la festa col coro Sosat, un momento d'identità per il paese rendenese

Lungo l’antica Via Crucis che porta al pianoro erboso sono saliti a Clemp nella tradizionale domenica d'agosto i valligiani per confermare una forte appartenenza ai paesi, alle tradizioni di comunità e di famiglia legate alle “case da mont”, e sono venuti i “foresti”. C’è anche un bel sentiero dentro il bosco che sale, per non sentirsi turisti ma viaggiatori, partecipi della montagna e della vita di chi la vive. La breve fatica della salita (un’ora circa) consente di spogliarsi di pesi psicologici e tensioni, di purificarsi quasi, nei limiti e nella gioia dei movimenti, per godere di momenti di ospitalità semplice, ma piena: una preghiera insieme, la polenta con gli Alpini, guardare lontano verso paesaggi fra i più belli delle Alpi, il Coro della Sosat. Si arriva a piedi a Clemp e questo rende tutti partecipi, insieme. E’ una montagna semplice, vera.

Sopra Sant’Antonio di Mavignola, fra Pinzolo e Campiglio, Clemp è un pianoro a 1500 metri circondato da boschi, prima dei grandi pascoli verso le più lontane malghe di Milegna e Valchestria. Vi si gode uno dei panorami “totali” sul Trentino Occidentale: a Oriente il Gruppo di Brenta, quest’anno con le sue vedrette di neve, a Occidente la piramide granitica della Presanella, salita giusto 150 anni fa da Freshfield, di fronte la Verde Valle, la Rendena che si snoda lungo il Sarca fino ai “Finai” e a Verdesina.

Clemp è un luogo molto amato da chi vive a Mavignola, di antica fatica e nuova libertà, di identità, quasi un’oasi al di sopra dell’incessante traffico che si snoda sulla strada fra Pinzolo e Campiglio. E’ una località in sintonia con il santo protettore del paese, Sant’Antonio Abate, patrono degli animali e  primo fra tutti gli eremiti della cristianità, nella lontana Tebaide. Ma la solitudine dell’eremita non era isolamento, si traduceva piuttosto in disponibilità verso la cura per gli animali più umili e utili (l’antica saggezza popolare aveva capito questi collegamenti), così come la solitudine del pastore consente la vita dell’intero gregge, il soccorso all’agnello smarrito, il benessere della comunità che l’attende in valle.

In questo senso anche Mavignola s’è ricavata un suo ruolo particolare: piccola frazione, sa diventare comunità, ha capacità di “resistenza” fra la mondanità globalizzata di Campiglio e la propensione a urbanizzarsi di Pinzolo. Vuol mantenere una propria identità differenziata, non essere appendice di Pinzolo, né succursale di Campiglio, ma presidio di una “certa idea “ di montagna. E’ anche una volontà di mostrare, di questi tempi in cui il Trentino sembra smarrire il gusto di un’appartenenza al territorio e alla sua cura, che “piccolo” resta bello e importante se sostenuto dalla passione, dal volontariato, dalla gratuità. Può diventare lievito capace di ispirare realtà più vaste. E’ il messaggio caro a don Ivan Maffeis, che non rinuncia ad essere parroco di Mavignola, salendovi ogni fine settimana da Roma. E così il cittadino Coro della Sosat partecipe della domenica di Clemp, momento culminante dello stare e lavorare insieme.

Sono salite circa cento persone a Clemp, compreso il sindaco di Pinzolo William Bonomi. La Messa, impossibilitato don Ivan, è stata celebrata da don Mario, il parroco di Campiglio, con un’omelia intensa: non solo Pietro, con tutti i suoi limiti e tradimenti è “pietra”, perno, riferimento per la Chiesa, ma ogni comunità ogni cristiano, ogni cittadino, deve sentirsi ancoraggio, “piolo”, chiodo piantato nella roccia per sostegno e sicurezza del mondo che lo circonda. Trovarsi insieme di fronte a un cielo tornato azzurro, è servito a sottolineare parole che si richiamavano anche alla bellezza del creato: una dimensione che don Mario ha evocato. Il mondo è il dono che gli uomini hanno da Dio, non un bottino da saccheggiare.

Ai fornelli della polenta c’erano gli Alpini, ai banconi i bravissimi volontari di Mavignola, giovani ed anche ragazzi, animati dalle onnipresenti Nadia, presidente della Pro Loco e Carmen. Stanno facendo davvero un lavoro egregio le Pro Loco del Trentino, supplendo a molte carenze pubbliche e culturali, come si è visto anche a Carisolo.

Di fronte al grande muraglione della fortezza austrungarica recentemente ripristinato (vedi VT n. 31), il pomeriggio si è poi disteso nell’ascolto del Coro della Sosat, intercalato dal Quartetto di Corni Leutgehet, capace di suscitare profonde risonanze fra selve lontane e spiritualità naturali, fra reminiscenze antiche (il “Franco Cacciatore”) e divagazioni più recenti. La Sosat – introdotta dal presidente Andrea Zanotti – si è ispirata al centenario della Grande Guerra, al sacrificio di Alpini e Kaiserjaeger, accomunati da quell’antichissima e sempre struggente canzone che è il Testamento del Capitano: “… l’ultimo pezzo alle montagne …” Resta questa la vita e la cultura della montagna. Grazie Clemp. Grazie Sant’Antonio di Mavignola.

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