Stupro di Marco, Borgonovo Re:”La cautela è sempre opportuna”

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A proposito della notizia sull’esito degli esami del dna che “scagiona”  gli ospiti del centro di prima accoglienza di Marco di  Rovereto dalla presunta violenza sessuale interviene l’assessora provinciale alla salute e politiche sociali Donata Borgonovo Re.   

 

“Dopo le comprensibili preoccupazioni sollevate nelle scorse settimane dalla notizia della presunta violenza avvenuta a Marco di Rovereto nei pressi del campo profughi, e dopo certe precipitose prese di posizione che miravano ad attribuire la responsabilità dell’atto ad uno dei profughi ospitati nella struttura della protezione civile, gli organi di informazione stanno diffondendo in queste ore la notizia dell’assenza di riscontri oggettivi, a seguito dell’analisi condotta sui dna di tutti gli ospiti del centro. Naturalmente è necessario che le indagini continuino a fare il loro corso al fine di chiarire cosa esattamente è avvenuto quella notte di luglio. Tuttavia, allo stato attuale, mi sembra doveroso sottolineare come in vicende così delicate la prudenza sia sempre opportuna: è risultato facile ipotizzare nessi causali fra la presenza di un centro per l’accoglienza di stranieri richiedenti asilo politico e un atto di violenza che si compie nelle vicinanze. In questa come in analoghe circostanze, la via maestra deve essere sempre quella della prudenza e del rispetto delle persone”.

Così l’assessora provinciale alla salute e politiche sociali Donata Borgonovo Re ha commentato la notizia, resa pubblica in queste ore da alcuni organi di informazione, degli esiti negativi dei risultati delle analisi condotte dal Ris di Parma sugli immigrati ospitati all’epoca dal centro della protezione civile di Marco e sugli indumenti della donna che ha denunciato la violenza. Dagli esami non emergerebbero riscontri a carico degli ospiti della struttura “Se ciò dovesse essere ufficialmente confermato –  continua l’assessora – avremmo l’obbligo morale e civile di porre scuse ufficiali a chi si è trovato ingiustamente condannato per un’azione (indegna e inaccettabile!) mai commessa”.

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