Carcere, corpi senza diritti?

Franco Corleone, coordinatore nazionale dei Garanti dei detenuti, dopo la visita alla struttura di Spini di Gardolo: “Ci vuole un sussulto di creatività”

“Si vuole un luogo in cui si ammassano i corpi, senza diritti, senza speranza? Oppure un luogo per far rientrare nella società le persone?”. La domanda di Franco Corleone, Garante dei detenuti della regione Toscana e coordinatore nazionale dei garanti, non è retorica. Perché quello che accade a Trento, nel modernissimo carcere di Trento inaugurato appena tre anni fa, il 2 febbraio 2011 dall’allora ministro Guardasigilli Angelino Alfano, è paradossale: struttura nuovissima, ma difficile e costosa da gestire, che finisce per essere disumanizzante. Una situazione sempre più problematica, come evidenziano le tre morti – due tragiche – registrate nell'ultimo anno e come aveva già denunciato, appena due settimane, fa l’avvocato Fabio Valcanover, storico esponente dei radicali trentini, recatosi in visita alla struttura di Spini di Gardolo lo scorso 8 settembre.

A sentire il racconto di Franco Corleone, dopo il suo sopralluogo in carcere del 19 settembre, sembra essere rimasta lettera morta la volontà del Consiglio provinciale di Trento, che nel luglio scorso, approvando una mozione di Mattia Civico del Pd, chiedeva di migliorare la situazione del carcere, a partire dalla nomina di un direttore stabile per la struttura. Richiesta ribadita da Corleone e dallo stesso Civico, che lo ha affiancato nell'illustrazione ai media degli esiti della visita. La mancanza di un interlocutore stabile, hanno detto Civico e Corleone, rende impossibile qualsiasi progettualità, anche ora che non c’è sovraffollamento (attualmente i detenuti sono 223 – 208 gli uomini, 18 le donne -, di cui 179 condannati in via definitiva).

La nomina, al più presto, di un direttore stabile – e qui, ha sottolineato Corleone, la responsabilità è del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria -, ma anche la creazione in Provincia di Trento del Garante dei detenuti, una figura che è già al lavoro in numerose regioni e province italiane (e anche nella vicina città di Bolzano) con il compito di vigilare sui diritti delle persone detenute e di promuovere iniziative per sensibilizzare la cittadinanza sui problemi della reclusione e del reinserimento nella società civile. E qui la responsabilità, ha rimarcato Corleone, è della politica. Il gruppo consiliare del Pd ha depositato in Consiglio provinciale un disegno di legge per l’istituzione del garante, primo firmatario il consigliere Mattia Civico, ma non è ancora approdato alla discussione in Aula.

Tornando sui problemi della struttura, Corleone ha evidenziato come la sua collocazione così marginale non faciliti i colloqui dei detenuti con i familiari così come il lavoro del volontariato. Ha paventato il rischio che l’inverno prossimo manchino le risorse per il riscaldamento; mentre già ora, sempre per la mancanza di fondi, su sette ascensori ne funzionano tre. Ha osservato come, nonostante non ci si più sovraffollamento, resti ancora, “abusivamente”, nelle celle la terza branda, a restringere gli spazi. Ha lamentato la mancanza di un refettorio dove far mangiare insieme i detenuti, “perlomeno a gruppi”; mentre la cucina del reparto femminile rimane inutilizzata “perché non ci sono i soldi per pagare una delle detenute che faccia da cuoca”. “Possiamo arrenderci a tutto questo?”, è sbottato alla fine, invocando un sussulto di creatività per superare un modello di carcere “paternalistico, assistenziale, curativo, che ha grossi limiti”.

“Se non si pensa un carcere in cui ci siano i luoghi di vita e di esercizio dell’autonomia e della responsabilità, noi consegneremo alla società delle persone rese ancora più infantili e irresponsabili di quanto sono entrate, e in certi casi ancora più incattivite”, ha concluso, lanciando la proposta di un’assemblea in carcere (“potrebbe farlo la Provincia”) con i detenuti, le forze sociali e culturali della città, i volontari, la polizia penitenziaria per parlare di prospettive. “E’ un percorso da costruire”.

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