Quell’orribile ottobre del 1944

Resta valido il monito di don Giuseppe Dossetti “Il ricordo deve essere continuato, divulgato”

In questi giorni di ottobre l’appennino emiliano rivela l’autunno incipiente. Nelle tonalità dei colori dei boschi – i rossi dei ciliegi, i gialli delle betulle; nel cielo azzurro e limpidissimo; nell’aria tersa, rarefatta. Nel silenzio. E’ lungo questi pendii, salendo queste mulattiere, che 70 anni fa si perpetrò quella che è stata poi celebrata come “la strage di Marzabotto”. In realtà è Monte Sole – un nome luminoso di una vicenda nera, buia – il luogo dove furono sterminati centinaia di civili innocenti, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre del 1944.

Ancor oggi sono visibili i ruderi delle case diroccate e delle chiese bruciate. Alle chiese fu appiccato il fuoco con la gente dentro. Nel cimitero di Casaglia, tra croci di ferro e qualcuna con i segni dei proiettili, c’è la tomba di Giuseppe Dossetti, deputato costituente e poi monaco che volle riconsacrare Monte Sole con la presenza discreta ed orante della sua Comunità dell’Annunziata. E proprio don Dossetti, che ha voluto essere sepolto qua insieme agli altri 770 innocenti massacrati nella strage nazista, nella bellissima introduzione del libro “Le querce di Monte Sole” (uscito nel 1986) aveva riportato le parole di Elie Wiesel: “Il silenzio, più della parola, rimane la sostanza e il segno di ciò che fu il loro universo e, come la parola, il silenzio s’impone e chiede di essere trasmesso”.

Tutti gli eccidi di quella terribile stagione autunnale del ’44 prendono di mira gli inermi, i piccoli, sono principalmente bambini, donne, anziani. A Casaglia c’è la comunità raccolta in chiesa con il suo prete che vuota la pisside comunicando i fedeli ed è fulminato dal mitra sulla predella dell’altare. A San Giovanni di Sotto ad essere uccisi, tutti, sono i bambini della prima Comunione. A La Creda si contano 70 vittime, intere famiglie distrutte, tra le quali il piccolo Walter di 14 giorni. A Salvaro rimane esemplare il caso di don Elia Comini che quando gli si prospetta da parte dei tedeschi la possibilità di salvarsi da solo, risponde immediato, senza titubanze: “O tutti o nessuno!”.

Il massacro di Monte Sole – che ha visto, tra l’altro, il sacrificio di 189 bambini sotto i 12 anni – partiva dall’ordine di fare terra bruciata attorno ai partigiani. Il piano di Walter Reder, il feroce comandante nazista, era chiaro, senza equivoci. Tutto doveva essere distrutto. Ogni testimonianza di persone, eliminata. Don Giuseppe Dossetti, che aveva deciso di vivere quassù gli ultimi suoi anni della sua vita come segno di testimonianza e di pace, avvertiva con insistenza di stare sempre attenti, di non smettere di coltivare la memoria, di essere come “sentinelle all’aurora”: “Il ricordo deve essere continuato, divulgato e deve assumere sempre più ispirazione, scopi e forme comunitarie, cioè, per noi, ecclesiali”.

Monte Sole, anche a distanza di molti anni, rimane un luogo di memoria e di speranza. “E quando la voce della testimonianza tocca vertici così alti e puri diviene un tale Vangelo di riconciliazione e di pace, che anche i lontani, gli immemori, gli assenti, lo avvertono come una autentica profezia”.

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