Teresa Verzeri e la sua pedagogia dell’attesa

Nell'ambito delle celebrazioni – concluse venerdì scorso – per i 170 anni dalla fondazione dell’Istituto Sacro Cuore di Trento – il messaggio educativo della fondatrice suor Teresa Verzeri. Venerdì 24 ottobre, presso la Sala Rosa del palazzo della Regione Trentino, ne ha parlato lo storico Goffredo Zanchi, docente del Seminario di Bergamo, che ha ripercorso primi passi di suor Teresa a Trento e la fondazione dell’Istituto nel settembre 1844, in seguito alla richiesta dell’allora vescovo mons.N.Tschiderer per l’educazione delle bambine e delle fanciulle della città.

Chiamata per dirigere la scuola elementare femminile e per erigere un educandato, Teresa non si limitò affatto a questo, ma in poco tempo aggiunse numerose opere: la scuola di ripetizione festiva per le ragazze che rischiavano il ritorno all’analfabetismo, la scuola di lavoro per le ragazze dei ceti popolari che avevano già frequentato le elementari, il convitto per le ragazze di condizione civile e un patronato scolastico con l’istituzione di un convitto per le giovani che dalle valli venivano in città per ottenere il diploma di maestra. A questa già straordinaria operosità si aggiunse poi la domenica pomeriggio l’oratorio festivo, una delle attività che più stava a cuore alla Verzeri e, secondo il prof. Zanchi, probabilmente la novità più grande per la città di Trento.

Il successo dell’iniziativa fu enorme e il prof Zanchi ha fatto sorridere tutti i presenti raccontando che- stando alle cronache – la domenica pomeriggio, non essendoci più fanciulle a passeggiare lungo le vie della città, davanti al convento si formavano assembramenti di giovanotti così numerosi da rendere in certi casi necessario l’intervento delle autorità per ristabilire l’ordine.

Facendo un calcolo approssimativo si può presumere che il numero delle ragazze, dai sette ai diciotto anni circa, coinvolte nelle varie iniziative della casa di Trento, si aggirasse intorno al migliaio, se non di più, a testimonianza del grado di sviluppo e di efficienza raggiunto dalle Figlie del S. Cuore.

Il secondo relatore Ivo Lizzola, Preside della Facoltà della Formazione dell’Università di Bergamo, ha messo in evidenza il Dna pedagogico sotteso a questa straordinaria operosità. Egli ha spiegato il carisma educativo di Teresa Verzeri proponendo una particolare lettura del suo metodo che si potrebbe definire “positivo”: era il suo infatti uno “sguardo positivo”, e per ciò stesso educativo, teso a cogliere le potenzialità dell’educando più che i suoi limiti o difetti. Uno sguardo che sapeva indagare nel profondo, attingendo alle sorgenti più pure del cuore di ciascuno, per risvegliare l’interiorità, la sete di verità e bellezza e poter così dare nuove direzioni. Questo sguardo sapeva anche tradursi e declinarsi in proposta concreta, pensata e misurata con intelligenza sulle caratteristiche peculiari e sull’indole di ciascuna, in modo da diventare cammino concreto e percorribile, realmente educativo per la persona.

Teresa ci ha insegnato anche una straordinaria e pacifica “capacità di attesa” rispetto alle risposte delle ragazze e poi la fiducia in Dio, perchè è “Lui che salva, non l’educatore: la sua non era dunque una “pedagogia della salvezza”, di chi crede presuntuosamente di avere la vita dell’altro tutta nelle proprie mani, ma piuttosto una pedagogia dell’attesa, di chi sa che il proprio educare è solo un seminare, di cui raramente si può misurare l’efficacia.

Teresa, con il suo sguardo,  colto con grande efficacia anche nella nuova e bella icona di Teresa dell’artista trentino, Marco Arman,  svelata per la prima volta nella Sala Rosa dell’incontro, ricorda agli educatori di oggi che “il Signore si ricrea e si delizia nei cuori larghi, dilatati dall’amore, assai più che nei cuori angusti, ristretti dal timore”.

Isabella Bolner

vitaTrentina

Lascia una recensione

avatar
  Subscribe  
Notificami
vitaTrentina

I nostri eventi

vitaTrentina