Gli erinnofili “raccontano” Rovereto

Quattro “bolli chiudilettera”, stampati in 250 copie in occasione della XX mostra internazionale

Un altro piccolo, ma originale tassello promuove la cultura e la storia di Rovereto, a cui è stata dedicata la prima intera serie di erinnofili. I quattro “bolli chiudilettera”, fatti stampare in 250 copie, sono un'iniziativa del Circolo culturale numismatico-filatelico di Rovereto, in occasione della sua XX mostra internazionale.

Il primo bollo riproduce la Campana dei caduti, il secondo l'artista Fortunato Depero (1892-1960), il terzo il beato Antonio Rosmini (1797-1855), filosofo e sacerdote, e il quarto il Teatro “Riccardo Zandonai”.

L'erinnofilia nacque in Germania agli inizi dell'Ottocento. Il termine deriva dal tedesco Erinnerungsmarke che significa “francobollo commemorativo”. In Italia si è diffusa dopo la metà dell’Ottocento.

Probabilmente l’origine degli erinnofili si deve all’uso di applicare sul lembo della lettera un’etichetta per chiuderla, sistema che proprio alla metà dell’Ottocento cominciò a sostituire i sigilli di ceralacca.

Ma l’erinnofilo è nato in principal modo come veicolo di propaganda o di diffusione di messaggi riguardanti la storia, la cultura, l’arte e la tradizione di un paese. Da questo punto di vista sono assimilabili ai manifesti, il loro obiettivo è quello di attirare l’attenzione anche con una rapida occhiata. Si collezionano come i francobolli, a differenza di quest’ultimi però non hanno in genere né valore postale né fiscale.

Il Circolo filatelico roveretano, promotore di cultura locale, ha scelto questi “particolari personaggi pensando anche al momento storico che stiamo attraversando, a livello mondiale e locale: le guerre e dunque il richiamo alla pace e la recentissima inaugurazione del teatro sociale dopo il lungo restauro”, dice il coordinatore Nereo Costantini. “Sono attualissimi anche Depero, che con il suo ingegno artistico ha saputo lottare contro le difficoltà economiche che lo assillavano e il Rosmini che ha anticipato di circa duecento anni l'odierna visione di Chiesa”.

Oggi in Italia gli erinnofili si stampano in maniera molto limitata solo per qualche mostra. “Hanno iniziato a scarseggiare negli anni Sessanta, mentre in Germania si stampano ancora, ma come autoadesivi”, spiega Salvatore Nuvoli, fondatore del Museo-archivio della cartolina di Isera, mostrandoci una parte della sua collezione di oltre quattromila erinnofili, raccolti in circa vent'anni.

Il fascismo fece grande degli erinnofili uso per la sua propaganda. Se ne servivano anche le ditte per pubblicizzare i loro prodotti: “Un milione di Vespe” (1956) e poi i 65 anni della Pirelli (1947), il centenario della Buitoni (1887-1927), il “Liquore Strega”. C’erano anche messaggi religiosi: il Congresso eucaristico di Genova (1923), il quinto centenario di San Bernardino da Siena (1444-1944) e anche un erinnofilo “contro la bestemmia”.

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