Se Renzi fosse venuto a Riva…

Altro che #staisereno ! Matteo Renzi si è perso una bella occasione a non partecipare venerdì scorso al Festival della famiglia (come invece aveva fatto due anni fa Mario Monti). Alcune ore nel clima ribollente di Riva del Garda lo avrebbero illuminato con tre motivi di speranza in queste giornate ingrigite dagli scandali di “Mafia Capitale”.

In primo luogo il presidente del Consiglio si sarebbe portato via dai laboratori sul benessere familiare e sulle buone prassi di welfare aziendale l'idea che la politica “coraggiosa” parte sempre dal basso. Le soluzioni realistiche per supportare la fatica imposta da orari schiacciagenitori e rigidità padronali si trovano nei piccoli paesi e nelle nostre valli, ovvero dove s'affrontano di petto i bisogni concreti, sperimentando alleanze fra le famiglie (quelle associate in primo luogo), gli amministratori locali e le imprese. Nei distretti “Amici della famiglia” il Trentino sta dimostrando – talvolta con un'enfasi forse eccessiva e quindi poco valorizzata dai media locali – un esemplare capacità di “applicare” le elaborazioni teoriche.

Prendiamo ad esempio, il telelavoro, che lo stesso Renzi ha inserito fra le misure innovative del “Job Acts”, la legge delega varata da Camera e Senato. Rappresenta una misura aleatoria, se non si riesce a concretizzare in azioni specifiche utilizzando l'esperienza di telelavoro avviata dalla Provincia autonoma di Trento su 210 dipendenti (il 70% donne) con ricadute molte positive: alcuni hanno ritirato il part time a favore del full time, si sono risolte difficoltà gestionali nella cura dei figli e degli anziani, è cresciuta la motivazione e l'autostima dei dipendenti. E ora si vuol guardare oltre, sperimentando sul territorio altre forme di “lavoro agile” consentite dalle nuove tecnologie.

Ma Renzi avrebbe anche compreso che le misure di armonizzazione lavoro-famiglia non giovano soltanto alle donne (come ha rimarcato il Papa nel suo messaggio) e alle loro famiglie. “Un sistema di welfare costruito sui reali bisogni dei dipendenti e delle famiglie porta alle aziende risultati che, mediamente, sono due volte superiori”. A documentarlo sul palco di Riva non è stato un sindacalista, bensì la direttrice di una nuova associazione nazionale di grandi imprese, “Valore D”:. mirare al benessere “familiare” di ogni lavoratore/trice può determinare anche una crescita della redditività e dello stesso tessuto comunitario.

Un'altra conferma, a proposito, è stata segnalata in uno degli incontri del pre-Festival: il sociologo bolognese Riccardo Prandini ha curato un'indagine fra i dipendenti delle organizzazioni certificate con il sistema Family Audit per registrare il loro grado di soddisfazione e i benefici ottenuti. Risultato? Meno assenteismo, più motivazioni, miglior clima interno all'interno dell'azienda. E in più, molti dipendenti di queste imprese-campione sottolineano di aver registrato un miglioramento nelle relazioni di coppia.

Ecco allora la terza semplice idea di “buona politica” che il padre di famiglia Matteo Renzi avrebbe riportato a Roma dal lago di Garda. Non possiamo guardare all'emergenza lavoro in Italia soltanto con gli indici talvolta menzogneri degli iscritti alle liste di mobilità o di disoccupazione. E' anche la qualità delle relazioni interne al lavoro che può seminare fiducia. Al contrario, si generano nuovi disequilibri sociali, alimentando ulteriori tensioni.

Dentro la società ma anche dentro la famiglia stessa, come in un cortocircuito. Lo conferma quell'osservatorio d'esperienza cinquantennale che è il Consultorio Ucipem di Trento (vedi pag. 7): è triplicata negli ultimi sette anni la richiesta di un supporto per i problemi relazionali alla coppia e alla relazione genitori-figli. Armonizzare il lavoro con tempi e spazi familiari contribuisce non poco a ristabilire quel benessere che consente poi alla singola famiglia di supportare anche le altre: è il capitale relazionale, molto più prezioso di un profitto non condiviso.

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