“Ospitarli ci ha fatto crescere”

Il prossimo 31 marzo gli 88 ospiti del Centro di Accoglienza di Castelfondo lasceranno la valle. Il saluto martedì 10, con una cena tipica cucinata dai giovani africani

“L’altro sono io” è il tema proposto quest’anno per la terza edizione del cineforum organizzato dalla biblioteca di Tassullo, in collaborazione con l’amministrazione comunale, la Comunità di Valle, l’associazione culturale “Sguardi” e la Provincia di Trento. “In un momento molto difficile per la convivenza con gli immigrati, l’unica carta vincente è la conoscenza”, aveva detto il sindaco il 10 marzo con la cena preparata dagli ospiti del Centro di Accoglienza di Castelfondo che proporranno alcune pietanze tipiche, guidati dallo chef Mario Di Nuzzo del ristorante Nerina di Malgolo.

Una vera e propria cena d'addio perché l'esperienza di accoglienza dei migranti – in tutto 88 tra i 18 e i 35 anni, provenienti da Bangladesh, Costa d’Avorio, Guinea, Ghana, Mali e Nigeria – terminerà il prossimo 31 marzo.

Arrivati nel mese di giugno dell’anno scorso a Castelfondo, i giovani non sono rimasti in ozio, ma hanno avuto modo di conoscere e capire la nostra realtà, aiutati anche dalle amministrazioni comunali e dalle associazioni di volontariato che hanno fatto molto per rendere il loro soggiorno meno pesante (l’Unità Pastorale della Terza Sponda, per Natale, ha preparato pacchi dono con capi vestiario che sono stati molto graditi) e per capire la loro situazione.

All’inizio i ragazzi africani erano stati inseriti nel mondo sportivo locale partecipando a un torneo di calcio; un gruppo di cattolici – la maggior parte di loro sono musulmani – ha iniziato a cantare nella chiesa di Castelfondo e alla Casa di riposo di Malè e viene accompagnato dal Gruppo Samuele di Sanzeno negli incontri settimanali di preghiera.

Tutti i giovani ospiti del Centro di Castelfondo seguono corsi di italiano e di inglese strutturati su 4 livelli, con elementi di educazione civica. Tra le altre attività i migranti hanno partecipato ai giochi senza frontiere a Sarnonico, dove hanno vinto, hanno portato la loro testimonianza al Liceo Russell di Cles e hanno partecipato alla recente Ciaspolada svoltasi al passo della Meldola.

Alcuni degli ospiti, inoltre, hanno potuto partecipare a un progetto formativo fatto partite dai comuni di Castelfondo, Cavareno, Cloz, Fondo e Sarnonico, dopo aver superato un lungo iter burocratico. “I 30 partecipanti, tutti volontari, sono stati divisi in sei squadre”, spiega il direttore della Cooperativa solidale “Il lavoro”, Severino Montanari. “Un nostro istruttore ha spiegato loro le normative che regolano il lavoro in Italia, le norme di sicurezza e l’organizzazione. Hanno fatto una serie di piccole manutenzioni per i Comuni: cura del verde, manutenzione degli arredi urbani, tinteggiatura di ringhiere e bacheche, sgombero neve lungo i marciapiedi. Sono stati ben felici di poter contraccambiare gratuitamente l’ospitalità ricevuta”.

La direttrice dell’Ostello, Eleonora Fait, commenta così l'esperienza di accoglienza: “Sento sempre parlare di numeri, solo di numeri, e la parola per codificare questi numeri è 'profughi'. Io sono con loro dal 9 giugno e non sono numeri, sono ragazzi, persone, uomini: forse questo è proprio ciò che si perde di vista”. Nulla di assolutamente grave, spiega Fait, è mai successo. “E questo anche grazie alla presenza costante e continua della locale stazione di Fondo dei carabinieri che influisce tantissimo sulla serenità del campo: i ragazzi si sentono protetti da minacce esterne, la Comunità si è sentita tutelata e anche noi siamo riusciti a lavorare con grande serenità. I piccoli episodi successi sono assolutamente sotto la statistica dei grandi numeri e delle presenze”.

Le ultime parole sono quelle del sindaco di Castelfondo, Nadia Ianes: “Il nostro piccolo paese di 600 abitanti è lieto per aver ospitato 88 persone, meno fortunate di noi”, spiega Ianes. “Mi sento male quando sento che diverse città, che hanno molte più possibilità di noi, si rifiutano di dare ospitalità. Per noi è stata un’ottima opportunità di crescita”.

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