Riforma, i dubbi dei sindaci

Sono preoccupati i primi cittadini dei comuni rivieraschi del lago di Caldonazzo per ciò che potrà riservare la riforma istituzionale voluta dalla legge provinciale dell'anno scorso

Sono preoccupati i sindaci dei comuni rivieraschi del lago di Caldonazzo per ciò che potrà riservare la riforma delle istituzioni voluta dalla legge provinciale dell'anno scorso.

Lo hanno fatto intendere chiaramente nel corso dell'incontro pubblico promosso il 26 febbraio da “Tennattiva” e in particolare dalla sua presidente Maria Grazia Bressan. “Il nostro ruolo per il Trentino di domani” era il tema della serata che ha visto la partecipazione dell'assessore provinciale Carlo Daldoss, accompagnato dal responsabile del progetto per lo sviluppo della riforma istituzionale Giovanni Gardelli e dalla dirigente del servizio sistema finanziario pubblico provinciale Luisa Tretter, la quale ha illustrato chiaramente il quadro complessivo entro cui la riforma si muove; quadro che è profondamente mutato negli ultimi decenni.

Basti il solo dato macroeconomico del bilancio provinciale per capire che i tempi delle vacche grasse sono definitivamente morti e sepolti: negli anni 1983-88 il bilancio nominale della PAT cresceva del 13,6% annuo, nel 2014-15 è diminuito del 2,3%. E ciò che entra nelle casse provinciali è ora solo frutto del territorio e non più di entrate straordinarie dallo Stato che, con il Patto di garanzia, cesseranno definitivamente con il 2018. E nonostante queste riduzioni, possiamo ancora registrare una spesa pro capite che è di quasi il 30% superiore al resto d'Italia.

Un'evoluzione finanziaria – ha precisato l'assessore Daldoss – che ha portato inevitabilmente a incidere profondamente nei bilanci delle nostre comunità e nei rapporti tra Provincia, Comunità di Valle e Comuni. Basta contributi a pioggia dalla PAT, entra in ballo un budget al territorio che poi sceglie come utilizzarlo. Da qui la scelta di imboccare la strada della riduzione effettiva del numero di Comuni attraverso le due strade proposte a quelli sotto i 5 mila abitanti: o fusione e creazione di un unico Comune, o gestione associata dei servizi fra più Comuni.

In pratica – ha più volte sottolineato Daldoss – il Comune com'è stato fino ad oggi non ci sarà più dal 1° gennaio prossimo. Dovranno essere le nuove entità a far fronte alle necessità finanziare locali senza più attingere alla PAT; da qui l'esigenza di razionalizzare i servizi, eliminando duplicazioni non più sostenibili e spesso non all'altezza delle esigenze dei cittadini. È una rivoluzione che “costringe tutti a una nuova impostazione, creando unità di sinergie, superando l'abitudine a stare seduti aspettando mamma Provincia per cominciare a correre come richiedono i tempi”.

Impostazione su cui in linea di massima i sindaci presenti (Tenna, Caldonazzo, Calceranica e Levico) si sono dichiarati d'accordo, salvo poi esprimere perplessità su qualche aspetto operativo. Così Valentini di Tenna vedeva le fusioni più come un traguardo al termine di un percorso condiviso, mentre Schmidt di Caldonazzo esprimeva dei dubbi sulla possibilità operativa di coordinare il personale diverso con le gestioni associate. Qualche piccolo dubbio da Martinelli di Calceranica che tuttavia sosteneva come fossero restii più gli amministratori che i cittadini, visti i risultati largamente positivi dell'indagine compiuta sulla Vigolana.

Concetto sostenuto anche dal sindaco di Levico Sartori che, pur non interessato perché cittadina oltre la soglia, dichiarava la personale convinzione dell'opportunità di ampie aggregazioni che porterebbero solo benefici ai cittadini. Le remore vengono spesso da chi è alla guida, ha sostenuto ricordando anche analogo problema vissuto dalle Casse Rurali da cui proviene, dove veniva tirato il freno a mano da presidenti e direttori e non certo dai soci.

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